SCHELETRO NR.4

CAPITA

CAPITA
Capita di essere un bimbo, di essere in montagna, ad Asiago, per le vacanze della befana.
Capita di vedere un altro bimbo con un paio di ciaspole piccole. Quelle piccole piccole che mio padre si era raccomandato di tenere e che stamattina saremmo passati a noleggiare. Non siamo nemmeno in ritardo, la giornata è bellissima e mio padre mi ha promesso che dopo sarei potuto salire sullo slittino. Sì! sullo slittino, come tutti gli altri bimbi perchè, di andare a ciaspolare, non è che abbia molta voglia.

Capita che siano proprio quelle, quelle che mio padre si era raccomandato tanto. Ora le indossa lui, gli vanno bene e sono proprio giuste della sua misura. Devo mettere un paio di ciaspole grandi, come quelle dei grandi e ce la posso fare,lo stesso, dice il babbo, invece sono le uniche rimaste, che di quelle piccole non ce ne sono più. Ma io devo credere ancora a Babbo Natale, alla Befana e pure alla cicogna. Fortuna che posso portare il nintendo ds, che a kily bangi sono un mostro, e oggi vado a vedere un forte, un forte vero, dove c’erano i soldati, quelli veri.
Succede che dopo i primi venti metri di neve fresca, che giustificano i dieci euro di ciaspole, il sentiero sia battuto, non si affonda e il fatto che il Grandecapo abbia degli scarponcini normalissimi, accresce il dubbio sulla loro necessità. Siamo arrivati al forte e molti hanno le ciaspole in mano, attaccate allo zaino, allo zaino del babbo, le mie. Ma io sono un bimbo, ho due occhi da bimbo, e adesso che ci sono arrivato, lo voglio vedere questo cavolo di un forte. Gli altri sono già entrati e, per il vero, non dimostrano un eccessivo entusiasmo, ma loro sono dei grandi, hanno degli occhi da grandi, e certe cose non le vedono nemmeno.
Capita che non possa entrare, c’è buio e non c’è dentro niente. Ma allora perché sono salito fin quassù, da quassù si vedevano i soldati austriaci che entravano nella Valdastico. I nostri li prendevano a cannonate, da quassù sembrava molto facile, come a kily bangi, e infatti smisero di scendere dalla Valdastico e presero il forte scalando la montagna da dietro. Forse riuscirono solo perché a furia di cannonate, dentro quel forte, erano diventati tutti sordi. Si, ma com’era dentro quel forte?
Succede che un’altra mano mi accompagni, sono dentro, da qui sparavano i soldati, i soldati quelli veri, da qui si affacciavano verso nord, a spiare gli austriaci, e da qui controllavano tutto il sud che era il territorio da difendere. Ho visto dove piazzavano i cannoni, la finestra più in alto e sono uscito sul balcone a salutare tutti. Forte, forte davvero.
CAPITA
Capita di non essere più un bimbo e di aver smesso di credere a Babbo Natale, alla befana e alla cicogna già da un pezzo.
Capita di chiedere ad una compagna, ad esempio, quanto costino le ciaspole. “Diesci” allora fingo un po’ di non capire e le chiedo ancora “quanto?” “diesci, diesci euro “ e allora rimango incantato a guardarle quel sorriso dolcissimo che le rimane appeso sulle labbra. “Dieci?” “sì sì diesci!” e permane ancora nello stesso sorriso, dolcissimo, forse velato soltanto dal sospetto che fossi anche un po’ duro d’orecchi. Intanto penso a cosa dirle, ma nella mia mente, nello stesso istante esondano fiumi di latte, datteri e miele, mi congelo e riesco a dirle soltanto “…diesci “.
SUCCEDE
Succede ed è inutile resisterle, ci sono delle forze incommensurabili a cui non rimane che arrendersi. La massa della terra è una di queste. E, oggi, la forza di gravità esiste.
Succede di rimanerne inesorabilmente attratti, la compagna di dolce sorriso fa un capitombolo e le si gonfia la mano come un pallone. Pronto soccorso, lastra, Voltaren. Tutto è a posto, il sorriso contagia anche lei, allora dedico loro “le ragazze di Firenze vanno al mare“, ma non sanno che è di Fossati e, da come la canto, nemmeno che sia una canzone.
CAPITA
Capita di ritrovarsi sempre allo stesso punto. Anche a 1551 metri sopra il livello del mare, sui campi da neve sopra Asiago. Capita che 1551 sia un numero palindromo, me lo ha detto il Grandecapo, ho finto ammirazionebarrastupore, ma lo avevo appena letto in “caos calmo”. I palindromi sono parole che si possono leggere anche al contrario, ad esempio uno bellissimo è “ i topi non hanno nipoti “. Capita quindi di ritrovarsi sempre allo stesso punto, forse anche perché, molto più semplicemente, la partenza del circuito principianti di fondo coincide con l’arrivo, e così, mentre ci si logora sui palindromi, bimbi e meno bimbi scendano con lo slittino e, diamine, sembra si divertano un casino. Succede che anche Lei scenda con lo slittino. Sento che arriva, sale dallo stomaco e mi asciuga la gola. È l‘invidia porca miseria una fottutissima invidia perché ci volevo andare anch’io sullo slittino, anche a quarant’ anni suonati, giù a rotta di collo, magari proprio insieme a lei, formare un equipaggio e lasciarsi andare, abbandonare le teorie sull’eterno ritorno e concentrarsi sul piano inclinato. Ma non sono io ai comandi dell’indomabile canotto, nessuno stringe i miei fianchi, nè io i suoi. Che ci volevo andare davvero con quel gommoncino, che lo avevo detto anche il giorno prima, io, che ho smesso già da un pezzo di credere alla cicogna…
CAPITA
Capita che quella dannata freccetta, che è entrata e uscita mille volte da quel dannato cerchio di sughero, ecco, proprio quando tocca a me, diavolo, e tutti sono lì a guardare che le stacchi perché sono impazienti, che adesso tocca a loro finalmente, ecco. Ecco che si spezza la punta, perché come cavolo si sia incastrata lo sa solo il diavolo, e tutti a dirmi che non è niente, dai, ogni tanto capita, succede.
SUCCEDE
Succede perché qualcuno, che aveva appena spazzato il pavimento, ci fa entrare ugualmente, ci mette una mano sulla spalla “Welcome to paradise” unplugged dei Green Day e “niente cose calde per cortesia, che ho appena pulito la macchina!“. Così scopriamo che la bevanda tipica di Asiago non è il vin brulé, non è il bombardino, non è il mirtillo caldo… é la birra. Un’ottima birra che, verifichiamo con il metodo sperimentale, è il sistema migliore per sciogliere il ghiaccio.
Capita perché, dice lui, è sempre quella cosa che muove il sole e le altre stelle e che semplifica con un simbolo fatto a due mani, riconducibile alla SS Trinità, che spinge un milanese a gestire una stube ad Asiago.
Succede che giochiamo a freccette, quelli bravi che fingono la prima volta, quelli meno a cui non rimangono alibi. Intanto Lui snocciola quartieri, cavalcavie, discoteche della sua Milano, che se davvero era la Milano da bere, qualcosa deve averci messo anche del suo.
CAPITA
Capitano tante cose e ne succedono tante altre.
Capita di seguire due trecce bionde, di sentirsi pungere da due occhi azzurri, di vedere il sole riflesso da un sorriso che ha masticato troppe gomme allo xilitolo. Razza piave, femmina adulta, denti perfetti.
Succede cosi di innamorarsi, della maestra di sci, come un ragazzino alle gite scolastiche, e chiederle se le trecce siano finte, attaccate al cappello, se preferisca un mirtillo caldo o un caffè, se possa lasciarti il numero di cellulare, se…
CAPITA
Capita di fare una passeggiata nei boschi, finalmente il fondo come lo avevo immaginato: natura, fatica e silenzio. Poi squilla il cellulare del Grandecapo e, quello che sembra un déjà vu, è in realtà il ricordo di un film di Verdone.
Succede che sulla strada del ritorno, qualcuno si senta male, e quello stesso cellulare serva per chiamare la motoslitta. Bravo Grandecapo!
Capita di avere una stanza con un arredo tirolese, la finestra in bagno, un box doccia …ma anche no.
Succede però che alla sera, prima di ritirarsi, preferiscano proprio la tua stanza, si fermino per due chiacchiere prima di congedarsi, e buona notte.
Capita di avere un padre tedesco, una madre bulgara, nascere in Romania e trovarsi a servire piatti caldi ad Asiago in Italia.
Succede di dover servire due gulash per volta, sempre al Grandecapo naturalmente, ma anche di trovare i piatti impilati già pronti da portare via.
CAPITA
Capita addirittura che una caciotta, ricoperta di cumino, vinca la medaglia d’oro al concorso mondiale dei formaggi, Mosca 2007. Se già accostare il cumino, tipica spezia frutto del sudore magrebino, alla caciotta di Asiago mi sembri un azzardo, farle vincere il primo premio, francamente un po’ troppo.
Succede che mi tornino in mente le decine di attestati esibiti dal mio parrucchiere. Medaglie d’oro, forbici d’argento, rasoi di platino assegnati in vari concorsi mondiali, svolti generalmente a non più di venti chilometri e , cosa ancor più sospetta, vinti con la stessa riga da parte.
CAPITA
Capita che dopo aver fatto due ore di scuola di fondo, una passeggiata nel bosco, piscina e sauna, anche il più esperto degli accompagnatori possa sbilanciarsi a proporre la passeggiata ad Asiago, quaranta minuti andata altrettanti al ritorno, sicuro di non ricevere adesioni, salvare la faccia e concludere la serata con una partita a carte.
Succede che proprio quella sera si giochi ad hockey Asiago-Brunico. Attaccati alle pareti di plexiglass, stiamo ben attenti a sostenere la squadra locale, appassionarci ai rigori fino a mescolarci tra vecchietti incalliti, ultras scatenati, fidanzate e aspiranti tali, a celebrare la vittoria davanti alla tipica bevanda di Asiago.
CAPITA
Capita che in queste passeggiate al chiaro di luna, quando la temperatura è sotto i dieci e ci si aspetti da un momento all’altro che compaia la carrozza del dottor Zivago, la stella polare, che mi dicono, si veda benissimo, non sia sufficiente ad indicare la strada. Succede allora che un braccio si accosti al tuo per camminare insieme, una voce avverta del gradino, qualcuno ti aspetti quando sei l’ultimo. E sono mille di questi gesti gratuiti che fanno credere ancora l’uomo nell’uomo, perché succede di nuovo che una mano scosti una sedia, una mano accarezzi la tua schiena, una mano ti accompagni dentro il forte.

Capita ad Asiago
Succede al gruppo jonas


Massimiliano (detto Namo)

Fatti, cose e personaggi sono frutti del boschetto della mia fantasia.
Bimbo, Grandecapo, dolce sorriso, Lei, Lui, la stella polare, invece, esistono veramente

 

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SCHELETRO NR.3

Portogallo 2010 – stato di aggregazione

STATO DI AGGREGAZIONE
Un cambiamento di stato fisico della materia, definisce un diverso stato di aggregazione fra le particelle che la compongono.
In modo analogo, un cambiamento di stato geografico, definisce un diverso stato di aggregazione fra i componenti del viaggio.
Nello stato fisico liquido, forse il più riconducibile ad un gruppo di viaggiatori, l’energia è sufficiente perché le particelle rimangano coese. Un aumento delle condizioni di temperatura, pressione, energia, possono provocare un cambiamento di stato fisico. L’aumento dell’energia cinetica rompe i legami che le trattengono, permettendo loro di muoversi indipendentemente, disperdendole.
Ebbene, come è possibile che un gruppo, seppur eterogeneo, sottoposto a stress, temperature torrido-equatoriali, crem di mariscos sia rimasto coeso fino alla fine del viaggio?
Verifichiamo alcune ipotesi:

Riccardo
Generalmente si tende ad attribuire il successo della vacanza al leader del gruppo. Infradito, braghette corte, una vaga somiglianza con Fabio Volo che aiuta sempre, ostentava un anticonformismo simpatico in ogni occasione. Compariva alle otto del mattino nella hall dell’hotel, come alle quattro del mattino seguente nel Bairro Alto di Lisbona, sempre con la medesima disponibilità ed energia. Così come si manifestava ogni volta che si ordinava una birretta, intorno a un tavolo, a condividere progetti ed itinerari futuri. Ma forse , più semplicemente, tutto il merito va attribuito alla papera mascotte del gruppo che, legata allo zaino, lo inseguiva ad ogni passo. Qualcosa però, ancora, non mi convince; … a Coimbra non si ricordava più se la birra piccola si dovesse ordinare ancora come “fino”, o già come “principe”, come si usava a Lisbona. Ecco.

La Ginginia
Parliamoci chiaro ragazzi, la Ginginia è una stronzata pazzesca. Provate ad immaginare… che so, nella piazza della vostra città, una porticina dalla quale sbuchino miseri bicchierini di plastica con lo sciroppo amarena Fabbri corretto vodka.
Non starebbe in piedi più di una settimana. A dispetto di tutto ciò, piazza Rossio, è diventata ben presto il nostro ritrovo per l’aperitivo serale. Ordinati, in fila, la assaggiavamo calda con, fredda senza, con ripetute, come si conviene in ogni buon allenamento preserata.Le cronache riportano di stimati professionisti come Luciano e Maddalena, ballare la pizzica in modo compulsivo, quel che si credeva un po’ rigido e ingessato trasformarsi in un’anguilla dei Sargassi e la sua compagna costretta a fermarsi prima che seducesse l’altra metà della piazza!
Incredibile! Ma ancora non credo al potere della Ginginia; piuttosto nutro seri sospetti riguardo all’orchestrina psichedelica, stile October Fest, che di fianco all’entrata, sovrapponeva qualsiasi melodia ad un’identica base, tanto che abbiamo cantato bella ciao, la mula de parenzo, i do gobbeti, ma avremmo potuto fare anche viceversa.

Il calcio
Va bene, tutti abbiamo visto i film di Salvatores, ma il sintetico di Figueira da Foz è stato testimone della massima rappresentazione dello sport nazionale, ben superiore a qualsiasi fantasia di un lungometraggio da Oscar. Alla vista della “Selecao Zeppelin”, i ragazzetti locali si sono dileguati, liberando il campo per un’amichevole interna. Adriano e Pier a difendere i pali immaginari, due saracinesche. Luciano e Antonio subito distinti per quantità e costanza. Riccardo e il sig. Luigi per impegno e tecnica. Ma la classe non è acqua, e il sinistro vellutato del sig. Luigi non poteva passare inosservato, tradendo così un passato semiprofessionistico nell’Ambrosiana Affori 72-73.
Ma la vera perla della giornata, è stato il confronto diretto tra le due ragazze del gruppo, Sandra e Patrizia, impegnate con un accanimento tale da proporre per il prossimo incontro individuale una superficie diversa: il fango.
Alla fine proprio la superficie sintetica del campetto è risultata la vera vincitrice, quella che ha letteralmente fiaccato la “Selecao Zeppelin”. Più precisamente i piedi di tutti giocatori. Seguiva un bollettino medico devastante, qualcuno doveva addirittura ricorrere alle cure del pronto soccorso per curare le vesciche ai piedi. Mancava ancora una settimana di vacanza, e ancora tanti chilometri da percorrere a piedi. Stoici.

Il fado
Chi di noi non ha mai deriso il gruppetto di turisti giapponesi seduti nell’osteria trasteverina mentre applaude ed esalta incondizionatamente lo stornellatore romano? Camicia bianca, corpulento, sudaticcio, seduce ed ammalia frotte di turisti stranieri in un modo incomprensibile e ingiustificato. Allo stesso modo, il cantante di fado. Camicia bianca, corpulento, sudaticcio ci incatena ai tavoli dell’Alfama, come in una perfetta legge di contrappasso dantesco. Destino.

GERME DI CRISTALLIZZAZIONE

Durante il passaggio di stato fisico da liquido a solido, le particelle tendono a solidificarsi attorno a singoli elementi detti germe di cristallizzazione.
Dopo la prima settimana alcuni legami fra i viaggiatori si rinsaldavano attorno a cose, fatti, personaggi.

Enrico
Davanti al portale della chiesa di Santacroce a Coimbra, Enrico ci faceva notare le minuscole conchiglie, sedimentate nel corso dei millenni, che hanno formato l’arenaria, la pietra usata per la costruzione del portale. Con l’indice della mano destra, seguivo i piccoli rilievi, le piccole increspature sulla superficie della pietra, mentre Enrico continuava a spiegare e ad intuire metodi di costruzione e dettagli architettonici. Così mi immaginavo un piccolo trilobite del miocene colto da improvviso attacco d’asma, semisepolto dalla sabbia e, solo adesso, dopo milioni di anni, riaffiorato sul taglio della pietra. Continuavo a passare l’indice della mano destra sulla superficie del portale, nel tentativo di riconoscere l’esoscheletro di qualche riccio di mare primordiale, quando un lampo ha attraversato la mia mente, distinguevo chiaramente quello che ritenevo il fossile di una piccola medusa protozoica. Inorgoglito, segnalavo il ritrovamento ad Enrico, il quale mi confermava con solerzia che si trattava di materia inorganica sedimentata, ma da non più di tre o quattro anni, e più precisamente, di una gomma da masticare.

Il Giardino botanico dell’università
Era un luogo perfetto dove poter trascorrere alcune ore nei momenti più caldi della giornata. Così, passeggiando tranquilli tra un cespuglietto e l’altro, chiacchieravamo amabilmente sotto le fronde, senonchè, ancora prima che potessimo leggere il cartellino di riconoscimento della singola specie, Enrico ci anticipava sentenziando famiglia, specie, nome latino, nome volgare. A quel punto ho pensato: adesso gli chiedo cinque giocatori della Roma. No dico… cinque. Solo cinque giocatori, solo il nome, non voglio sapere nient’altro, mi bastano solo cinque nomi perché se me li dovesse dire, mi butto a terra, pesto pugni e piedi, mi spoglio e corro nudo per tutto il parco!!
Beh, alla fine non mi hanno arrestato, ma io, l’ho denunciato per obesità culturale.

Alfama
Perdersi nell’Alfama, scriveva Magris di Saramago, era un po’ come perdersi nella vita, senza comprendere esattamente cosa essa sia veramente.

Così anch’io immaginavo di girare e perdermi nell’Alfama, la medina di vicoli stretti per proteggersi dal caldo come dal freddo. Sbucare in qualche piazzetta abbagliata dal sole, vedere gatti, panni stesi ad asciugare, vecchi seduti al tavolino di un bar.
Sentire la melodia di un fado uscire dalle persiane semiaccostate di un appartamento al primo piano. Invece era ShaKira. Sì, cavoli, proprio Shakira, l’insopportabile waka waka!. Ormai non se ne poteva più, era da giugno che infestava qualsiasi frequenza, e proprio qui, quando credevo di aver trovato l’essenza dell’anima portoghese, il Portogallo come pretendevo che fosse, Lisbona come raccontava il numero di Meridiani di giugno, niente,… mi tocca di sentire nuovamente il tormentone dei mondiali.
Perdersi nell’Alfama significa anche ritrovare i propri compagni di viaggio, Margherita e Roberto al mercatino, visitare San Vincenzo con Pierangela e Liliana, poi incontrare Sandra e Giampietro e fermarsi in un vicolo poco affollato, su un tavolino approssimativo, sul marciapiede a bere qualcosa insieme. Un locale dove ti offrono le conchigliette come aperitivo, la birra ghiacciata e finalmente quella atmosfera che ricercavo, così disimpegnata, serenamente libera. Il barista si allontana dal locale per comprare un pacchetto di sigarette per Sandra. Un gesto gratuito, non dovuto, una gentilezza che fa pace con il mondo. Un dettaglio certo, ma per me molto significativo, piccole cose, piccole attenzioni, gesti quotidiani che magari non possono aiutarci a comprendere cosa sia la vita, ma certo aiutano a vivere meglio.

I colori
Descrivere i colori è un’impresa impossibile. Per provare a descrivere quelli del Portogallo, non basterebbe un racconto intero.

La luce
Cangiante dei primi giorni, complici i roghi appiccati nel nord del paese, come passata attraverso un filtro fotografico.
Violenta e tagliente come a Cabo da Rocha, il punto più ad ovest del continente.

L’azzurro
Continuo degli azulejos che come una colonna sonora ci ha accompagnati per tutto il viaggio.
Saturo di Fatima, un cielo immenso, iperbolico,il manto della Vergine.

Il verde.
Mutevole della natura, il caldo verde, gli occhi di Patrizia.

Il giallo.
Simbolo dei tram di Lisbona
Contorno degli infissi e decori di Evora.
Plastico del papero omaggio per il compleanno di Carla e promosso mascotte del gruppo.

Il rosso.
Vermiglio della Ginginia, cupo del Porto, Ral 103 dei capelli di Marilena.
Marta, un impresa impossibile.

Il viaggio
Dice Severgnini, che un gruppo di italiani adulti in viaggio è come un gruppo di studenti di terza media in gita. Fanno gli stessi scherzi, nascondono le valige delle compagne, inseriscono rifiuti ingombranti negli zaini delle stesse; e ridono sempre. Beh, più o meno è stato davvero così.
Ma il viaggio non è stato solo questo, abbiamo superato prove molto impegnative, resistendo alla visita della quinta cattedrale-fortezza fingendo lo stesso entusiasmo della prima. Abbiamo ascoltato con il medesimo interesse le guide locali, senza farci condizionare da facili pregiudizi. Abbiamo camminato per chilometri, con piedi doloranti che meritavano un adeguamento inail, senza mai lamentarci. Abbiamo sudato l’impossibile.
Abbiamo resistito agli sbuffi continui del prof Carlo, lo abbiamo sostenuto anche quando, credendosi Pessoa, davanti al Cafè Brasilera declamava lettere d’amore in bresciano antico, esponendosi impunemente al ridicolo. Ma in questo modo, abbiamo imparato che solo chi non scrive lettere d’amore è veramente ridicolo.
Abbiamo assistito anche alla patogenesi della cartolina di Carla che, dopo mille titubanze, consigli e ripensamenti, non si ricordava più a chi dovesse indirizzarla.
Abbiamo neutralizzato l’attacco chimico del mohito del Bairro Alto, superato l’overdose barocca dello stile manuelino, abbiamo riconsegnato il sig. Luigi a Donatella, sua moglie, ed Enrico a Cristiana e Rita, perché lo riaccompagnassero indenne a Roma, quando ancora al check in, si interrogava sul doulce stil novo. Abbiamo terminato il viaggio.
Un viaggio che è stato il vero legame del gruppo Zeppelin.

SOLIDO O AERIFORME

Il viaggio di ritorno è un altro cambiamento di stato. Chissà se tra i viaggiatori, verrà definito un nuovo stato di aggregazione. Se il legame fra le particelle sarà leggero, aeriforme, una mail, o se qualche particella formerà un nuovo legame covalente, solido, piegando le leggi della fisica a quelle dell’amore.
Obrigado.
viaggiamondo_portogallo_2010_001

Massimiliano Arbini
Detto Namo

 

 

 

SCHELETRO NR.2

LA MIA RAGAZZA

Di solito, quando finisce una relazione ci si interroga su molte cose. Si fa un bilancio della situazione, si fa un analisi della situazione cercando di sciogliere i nodi più drammatici della stessa, si cerca di mettere in fila i motivi della separazione cercando di ridistribuire le colpe nel modo più oggettivo possibile. Quando ci si riesce. Oppuure si cerca di mettere in rima delle parole, legarne alcune in strofa, e ritornello. A voi piacendo, ecco il risultato.
Luglio 2008

SCHELETRO NR.1

Canzone per A

Tra le hit del 2008 non compare Canzone per A. e a ben ragione, direte voi, ma io, per i motivi enunciati nell’articolo in evidenza, ho deciso di espormi al ridicolo, pur di non correre il rischio di privare il genere umano di queste liriche profonde, generate dal tormento dell’amore. Canzone per A. è nata dal sentimento per A. ragazza dagli eccessi conclamati, di una fragilità e di una sensibilità estrema.Una ragazza a me molto cara che, purtroppo, non ha corrisposto il mio sentimento. Sentimento sublimato in quest’opera, dove mi permetto di accompagnare la mia voce al suono della chitarra, le cui corde sono pizzicate da me medesimo. E si sente. Novello cantautore? Nuovo Leopardi? E chi può dirlo. Per intanto disperdo in rete queste armonie celesti, ai posteri l’ardua sentenza.