SCHELETRO NR.3

Portogallo 2010 – stato di aggregazione

STATO DI AGGREGAZIONE
Un cambiamento di stato fisico della materia, definisce un diverso stato di aggregazione fra le particelle che la compongono.
In modo analogo, un cambiamento di stato geografico, definisce un diverso stato di aggregazione fra i componenti del viaggio.
Nello stato fisico liquido, forse il più riconducibile ad un gruppo di viaggiatori, l’energia è sufficiente perché le particelle rimangano coese. Un aumento delle condizioni di temperatura, pressione, energia, possono provocare un cambiamento di stato fisico. L’aumento dell’energia cinetica rompe i legami che le trattengono, permettendo loro di muoversi indipendentemente, disperdendole.
Ebbene, come è possibile che un gruppo, seppur eterogeneo, sottoposto a stress, temperature torrido-equatoriali, crem di mariscos sia rimasto coeso fino alla fine del viaggio?
Verifichiamo alcune ipotesi:

Riccardo
Generalmente si tende ad attribuire il successo della vacanza al leader del gruppo. Infradito, braghette corte, una vaga somiglianza con Fabio Volo che aiuta sempre, ostentava un anticonformismo simpatico in ogni occasione. Compariva alle otto del mattino nella hall dell’hotel, come alle quattro del mattino seguente nel Bairro Alto di Lisbona, sempre con la medesima disponibilità ed energia. Così come si manifestava ogni volta che si ordinava una birretta, intorno a un tavolo, a condividere progetti ed itinerari futuri. Ma forse , più semplicemente, tutto il merito va attribuito alla papera mascotte del gruppo che, legata allo zaino, lo inseguiva ad ogni passo. Qualcosa però, ancora, non mi convince; … a Coimbra non si ricordava più se la birra piccola si dovesse ordinare ancora come “fino”, o già come “principe”, come si usava a Lisbona. Ecco.

La Ginginia
Parliamoci chiaro ragazzi, la Ginginia è una stronzata pazzesca. Provate ad immaginare… che so, nella piazza della vostra città, una porticina dalla quale sbuchino miseri bicchierini di plastica con lo sciroppo amarena Fabbri corretto vodka.
Non starebbe in piedi più di una settimana. A dispetto di tutto ciò, piazza Rossio, è diventata ben presto il nostro ritrovo per l’aperitivo serale. Ordinati, in fila, la assaggiavamo calda con, fredda senza, con ripetute, come si conviene in ogni buon allenamento preserata.Le cronache riportano di stimati professionisti come Luciano e Maddalena, ballare la pizzica in modo compulsivo, quel che si credeva un po’ rigido e ingessato trasformarsi in un’anguilla dei Sargassi e la sua compagna costretta a fermarsi prima che seducesse l’altra metà della piazza!
Incredibile! Ma ancora non credo al potere della Ginginia; piuttosto nutro seri sospetti riguardo all’orchestrina psichedelica, stile October Fest, che di fianco all’entrata, sovrapponeva qualsiasi melodia ad un’identica base, tanto che abbiamo cantato bella ciao, la mula de parenzo, i do gobbeti, ma avremmo potuto fare anche viceversa.

Il calcio
Va bene, tutti abbiamo visto i film di Salvatores, ma il sintetico di Figueira da Foz è stato testimone della massima rappresentazione dello sport nazionale, ben superiore a qualsiasi fantasia di un lungometraggio da Oscar. Alla vista della “Selecao Zeppelin”, i ragazzetti locali si sono dileguati, liberando il campo per un’amichevole interna. Adriano e Pier a difendere i pali immaginari, due saracinesche. Luciano e Antonio subito distinti per quantità e costanza. Riccardo e il sig. Luigi per impegno e tecnica. Ma la classe non è acqua, e il sinistro vellutato del sig. Luigi non poteva passare inosservato, tradendo così un passato semiprofessionistico nell’Ambrosiana Affori 72-73.
Ma la vera perla della giornata, è stato il confronto diretto tra le due ragazze del gruppo, Sandra e Patrizia, impegnate con un accanimento tale da proporre per il prossimo incontro individuale una superficie diversa: il fango.
Alla fine proprio la superficie sintetica del campetto è risultata la vera vincitrice, quella che ha letteralmente fiaccato la “Selecao Zeppelin”. Più precisamente i piedi di tutti giocatori. Seguiva un bollettino medico devastante, qualcuno doveva addirittura ricorrere alle cure del pronto soccorso per curare le vesciche ai piedi. Mancava ancora una settimana di vacanza, e ancora tanti chilometri da percorrere a piedi. Stoici.

Il fado
Chi di noi non ha mai deriso il gruppetto di turisti giapponesi seduti nell’osteria trasteverina mentre applaude ed esalta incondizionatamente lo stornellatore romano? Camicia bianca, corpulento, sudaticcio, seduce ed ammalia frotte di turisti stranieri in un modo incomprensibile e ingiustificato. Allo stesso modo, il cantante di fado. Camicia bianca, corpulento, sudaticcio ci incatena ai tavoli dell’Alfama, come in una perfetta legge di contrappasso dantesco. Destino.

GERME DI CRISTALLIZZAZIONE

Durante il passaggio di stato fisico da liquido a solido, le particelle tendono a solidificarsi attorno a singoli elementi detti germe di cristallizzazione.
Dopo la prima settimana alcuni legami fra i viaggiatori si rinsaldavano attorno a cose, fatti, personaggi.

Enrico
Davanti al portale della chiesa di Santacroce a Coimbra, Enrico ci faceva notare le minuscole conchiglie, sedimentate nel corso dei millenni, che hanno formato l’arenaria, la pietra usata per la costruzione del portale. Con l’indice della mano destra, seguivo i piccoli rilievi, le piccole increspature sulla superficie della pietra, mentre Enrico continuava a spiegare e ad intuire metodi di costruzione e dettagli architettonici. Così mi immaginavo un piccolo trilobite del miocene colto da improvviso attacco d’asma, semisepolto dalla sabbia e, solo adesso, dopo milioni di anni, riaffiorato sul taglio della pietra. Continuavo a passare l’indice della mano destra sulla superficie del portale, nel tentativo di riconoscere l’esoscheletro di qualche riccio di mare primordiale, quando un lampo ha attraversato la mia mente, distinguevo chiaramente quello che ritenevo il fossile di una piccola medusa protozoica. Inorgoglito, segnalavo il ritrovamento ad Enrico, il quale mi confermava con solerzia che si trattava di materia inorganica sedimentata, ma da non più di tre o quattro anni, e più precisamente, di una gomma da masticare.

Il Giardino botanico dell’università
Era un luogo perfetto dove poter trascorrere alcune ore nei momenti più caldi della giornata. Così, passeggiando tranquilli tra un cespuglietto e l’altro, chiacchieravamo amabilmente sotto le fronde, senonchè, ancora prima che potessimo leggere il cartellino di riconoscimento della singola specie, Enrico ci anticipava sentenziando famiglia, specie, nome latino, nome volgare. A quel punto ho pensato: adesso gli chiedo cinque giocatori della Roma. No dico… cinque. Solo cinque giocatori, solo il nome, non voglio sapere nient’altro, mi bastano solo cinque nomi perché se me li dovesse dire, mi butto a terra, pesto pugni e piedi, mi spoglio e corro nudo per tutto il parco!!
Beh, alla fine non mi hanno arrestato, ma io, l’ho denunciato per obesità culturale.

Alfama
Perdersi nell’Alfama, scriveva Magris di Saramago, era un po’ come perdersi nella vita, senza comprendere esattamente cosa essa sia veramente.

Così anch’io immaginavo di girare e perdermi nell’Alfama, la medina di vicoli stretti per proteggersi dal caldo come dal freddo. Sbucare in qualche piazzetta abbagliata dal sole, vedere gatti, panni stesi ad asciugare, vecchi seduti al tavolino di un bar.
Sentire la melodia di un fado uscire dalle persiane semiaccostate di un appartamento al primo piano. Invece era ShaKira. Sì, cavoli, proprio Shakira, l’insopportabile waka waka!. Ormai non se ne poteva più, era da giugno che infestava qualsiasi frequenza, e proprio qui, quando credevo di aver trovato l’essenza dell’anima portoghese, il Portogallo come pretendevo che fosse, Lisbona come raccontava il numero di Meridiani di giugno, niente,… mi tocca di sentire nuovamente il tormentone dei mondiali.
Perdersi nell’Alfama significa anche ritrovare i propri compagni di viaggio, Margherita e Roberto al mercatino, visitare San Vincenzo con Pierangela e Liliana, poi incontrare Sandra e Giampietro e fermarsi in un vicolo poco affollato, su un tavolino approssimativo, sul marciapiede a bere qualcosa insieme. Un locale dove ti offrono le conchigliette come aperitivo, la birra ghiacciata e finalmente quella atmosfera che ricercavo, così disimpegnata, serenamente libera. Il barista si allontana dal locale per comprare un pacchetto di sigarette per Sandra. Un gesto gratuito, non dovuto, una gentilezza che fa pace con il mondo. Un dettaglio certo, ma per me molto significativo, piccole cose, piccole attenzioni, gesti quotidiani che magari non possono aiutarci a comprendere cosa sia la vita, ma certo aiutano a vivere meglio.

I colori
Descrivere i colori è un’impresa impossibile. Per provare a descrivere quelli del Portogallo, non basterebbe un racconto intero.

La luce
Cangiante dei primi giorni, complici i roghi appiccati nel nord del paese, come passata attraverso un filtro fotografico.
Violenta e tagliente come a Cabo da Rocha, il punto più ad ovest del continente.

L’azzurro
Continuo degli azulejos che come una colonna sonora ci ha accompagnati per tutto il viaggio.
Saturo di Fatima, un cielo immenso, iperbolico,il manto della Vergine.

Il verde.
Mutevole della natura, il caldo verde, gli occhi di Patrizia.

Il giallo.
Simbolo dei tram di Lisbona
Contorno degli infissi e decori di Evora.
Plastico del papero omaggio per il compleanno di Carla e promosso mascotte del gruppo.

Il rosso.
Vermiglio della Ginginia, cupo del Porto, Ral 103 dei capelli di Marilena.
Marta, un impresa impossibile.

Il viaggio
Dice Severgnini, che un gruppo di italiani adulti in viaggio è come un gruppo di studenti di terza media in gita. Fanno gli stessi scherzi, nascondono le valige delle compagne, inseriscono rifiuti ingombranti negli zaini delle stesse; e ridono sempre. Beh, più o meno è stato davvero così.
Ma il viaggio non è stato solo questo, abbiamo superato prove molto impegnative, resistendo alla visita della quinta cattedrale-fortezza fingendo lo stesso entusiasmo della prima. Abbiamo ascoltato con il medesimo interesse le guide locali, senza farci condizionare da facili pregiudizi. Abbiamo camminato per chilometri, con piedi doloranti che meritavano un adeguamento inail, senza mai lamentarci. Abbiamo sudato l’impossibile.
Abbiamo resistito agli sbuffi continui del prof Carlo, lo abbiamo sostenuto anche quando, credendosi Pessoa, davanti al Cafè Brasilera declamava lettere d’amore in bresciano antico, esponendosi impunemente al ridicolo. Ma in questo modo, abbiamo imparato che solo chi non scrive lettere d’amore è veramente ridicolo.
Abbiamo assistito anche alla patogenesi della cartolina di Carla che, dopo mille titubanze, consigli e ripensamenti, non si ricordava più a chi dovesse indirizzarla.
Abbiamo neutralizzato l’attacco chimico del mohito del Bairro Alto, superato l’overdose barocca dello stile manuelino, abbiamo riconsegnato il sig. Luigi a Donatella, sua moglie, ed Enrico a Cristiana e Rita, perché lo riaccompagnassero indenne a Roma, quando ancora al check in, si interrogava sul doulce stil novo. Abbiamo terminato il viaggio.
Un viaggio che è stato il vero legame del gruppo Zeppelin.

SOLIDO O AERIFORME

Il viaggio di ritorno è un altro cambiamento di stato. Chissà se tra i viaggiatori, verrà definito un nuovo stato di aggregazione. Se il legame fra le particelle sarà leggero, aeriforme, una mail, o se qualche particella formerà un nuovo legame covalente, solido, piegando le leggi della fisica a quelle dell’amore.
Obrigado.
viaggiamondo_portogallo_2010_001

Massimiliano Arbini
Detto Namo

 

 

 

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