LISTA nr.7

BRUCE CHATWIN

….Ma quel giorno non riporterà in vita le cose che abbiamo amato:

le immense giornate limpide
le azzurre calotte di ghiaccio sui monti
i filari di pioppi bianchi che tremolavano al vento
le lunghe e candide bandiere da preghiere
i campi di asfodeli che venivano dopo quelli di tulipani
le pecore dalla grossa coda che chiazzavano le colline sopra Chakcharan, l’ariete con una coda tanto grande che bisognava fissarla a un carro
Non ci sdraieremo più davanti al Castello Rosso a guardare gli avvoltoi roteanti sopra la valle in cui fu ucciso il nipote di Genghiz
Non leggeremo le memorie di Babur nel suo giardino di Istalif
nonvedremo il cieco avanzare tra i cespugli di rose facendosi guidare dall’olfatto
Non andremo a sederci nella Pace dell’Islam con i mendicanti di Gazar Gagh
Non saliremo sulla testa del Buddha di Bamiyan, dritto nella sua nicchia come una balena in un bacino di carenaggio
Non dormiremo nella tenda dei nomadi
non daremo la scalata al minareto di Jam

E avremo perduto i sapori:

il pane rustico, caldo e amaro
il thè verde speziato col cardamomo
l’uva che facevamo raffreddare nella neve
le noci e le more secche che masticavamo per difenderci dal mal di montagna
non ritroveremo l’aroma dei campi di fagioli
il dolce, resinoso profumo del legno di deodara
l’afrore di un leopardo delle nevi a quattromila metri.

1980

tratto e liberamente “listato” da Lamento per l’Afghanistan, nella raccolta
Bruce Chatwin, Che ci faccio qui? Adelphi

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