PILLOLA nr.25

LINO

Mi viene in mente, in questi giorni di ponti pasquali, un bel week end che trascorsi nel golfo dei poeti, nella riviera di levante, in Liguria. Eravamo in questa villa bellissima, in verità nella depandance, il villino dei custodi di questa villa nobile e decadente, con un giardino fantastico. Un giardino di quelli che si usavano nel romanticismo inglese, con piante esotiche in ordine sparso, con angoli diversi, appoggiati sulla parte alta di un promontorio. Il giardino finiva con un sentiero che consentiva l’accesso al mare in una baietta minuscola. Stupendo.

Eravamo come si dice amici di amici della ragazza e, con enorme sorpresa, scoprimmo il ragazzo della ragazza, che convenzionalmente chiameremo Lino. Lino viveva nel nostro stesso paese. Era un ragazzo perché adesso è uomo. Dopo i primi istanti di sorpresa, e i saluti convenzionali, tentavo di riconoscere nel volto, e più specificatamente negli occhi il ragazzo che era una volta. Devo precisare che Lino ha due anni più di me, e se adesso non sono significativi, all’età di tredici anni lo erano molto. Io contavo i quattro peli che mi spuntavano sotto il naso, Lino aveva già slamato due testine della Braun. Io giravo in bici, Lino aveva una vespa, una vespa elaborata come si usava allora, con l’adesivo degli Scorpions appiccicato sulla fiancata. Allora gli Scorpions dovevano sembrarmi un gruppo di tutto rispetto, un gruppo cattivo, di quelli con cui è meglio non attacar briga, un gruppo come quello di Lino, appunto.

Ma torniamo a quel week end, in quella villa splendida, il giardino, un tavolino all’aperto, dove Lino stava terminando la colazione. Cercavo negli occhi, se è vero che gli occhi sono l’unica parte del corpo che rimane immutata nel corso degli anni, il ragazzo che conoscevo, il ragazzo appollaiato sulla vespa, nel bar dei grandi, i grandi che invidiavamo e che volevamo imitare. Lino era in pigiama, un pigiama azzurrino, di quelli che già allora non si usavano più. Lino intingeva i bucaneve nel caffelatte. Lino era incurante del momento contingente, del mondo circostante, voleva fare colazione e basta, non gli importava che fosse in un giardino con piante esotiche secolari su un promontorio affacciato nel golfo dei poeti. Non gli importava che Louis Antoine de Bougainville  avesse combattuto per l’esercito francese molte battaglie nella guerra dei sette anni, che avesse colonizzato le isole Falkland Malvines, che fosse prima ancora un eccellente matematico. Louis Antoine de Bougainville  che si imbarcò con duecento marinai e intraprese, a metà del settecento, il giro del mondo, e, dal Brasile, portò in Europa il fiore a cui diede il proprio nome, e che adesso faceva bella mostra di sé alle sue spalle. A Lino pareva che non importasse niente,  fedele ai valori dei trigliceridi, ignaro del picco di glicemia, intingeva i bucaneve nel caffelatte, e basta. Non ero più sicuro di volerlo imitare, come già da tempo, avevo scoperto che gli Scorpions non mi piacevano poi tanto, anzi per niente, mi stimolano la peristalsi. Diciamo così, in omaggio alla poesia.

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