PILLOLA nr.26

IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI
DURI A MORIRE 2

Molti luoghi comuni, modi di dire e proverbi sono consolidati al punto da non venire messi in discussione, e costituiscono delle fondamenta inconsce a cui  attingiamo involontariamente.
Luoghi meno comuni sono invece quelli percorsi da Bruce Chatwin.
Primo amore dicevo, perchè è stato tra le mie letture preferite, di quelle scelte autononomamente, dopo quelle dell’obbligo. Mi era sfuggito questo
BRUCE CHATWIN, The Volga, Il Volga
On Yeti Tracks, Sulle orme dello yeti
la biblioteca di Repubblica-l’Espresso, Traduzione: Dario Mazzone
© 2011 Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A.
Dopo poche pagine leggo:
“…Promise che a Khumjung, il suo villaggio, mi avrebbe fatto conoscere una donna che era stata realmente assalita dalla bestia. Di solito, disse, chi guarda negli occhi lo yeti è condannato a morire, ma lei era l’eccezione che confermava la regola.”
La memoria tradisce, trasforma i fatti in ricordi complici edulcorati. Il primo amoree Chatwin. Chatwin che ricordavo pulito, preciso, così inglese nei suoi racconti senza fronzoli, mi fa leggere che: ” chi guarda negli occhi lo yeti è condannato a morire, ma lei era l’eccezione che confermava la regola.”.
Allora, se la regola è che chi guarda negli occhi lo Yeti è condannato a morire, una donna che abbia visto negli occhi lo Yeti e non sia morta, è l’eccezzione che non conferma la regola. Il fatto che non sia morta invalida la regola, che per esser tale non ammette eccezzioni.
Non so se sono riuscito a spiegarmi, e non voglio sostituirmi anessun professore che analizzi i paradossi, ma la curiosità, e la stima che nutrivo nei confronti di Chatwin, ha avuto soddisfazione, leggendo l’originale, splendidamente riportato in questa edizione.
“…e got to his own village, Khumjung, he would introduce me to a woman who was actually attacked by the beast. Usually, he said, a person who looked into Yeti’s eyes was doomed to die: (45) but she had been the exception.”
E mi scuso con  che ha tradotto il testo, ma a  me sembra che Chatwin si fermi ad eccezione, se ben intendo.
non pago e insicuro delle mie intenzioni, vado a spulciare i miei vecchi libri di Chatwin:
Bruce Chatwin, CHE CI FACCIO Qui? Adelphi Edizioni, Milano.
Prima edizione: giugno 1990.
Titolo originale: “What Am I Doing Here?”
Traduzione di Dario Mazzone.
Ho trovato i due racconti, inseriti in questa splendida raccolta.
Va da sè che la traduzione è identica, essendo il traduttore molto probabilmente lo stesso, salvo un’eccezione, che si tratti di un caso di omonimia.

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