LISTA nr.11

Ho aggiornato la categoria Libri con In vino veritas, dove si parla di:

Gigi Garanzini, Nereo Rocco, Mondadori 2009.
Alessandro Baricco., I BARBARI., Saggio sulla mutazione., Fandango Libri, Roma 2006.
Stefano Colonna, Giancarlo Folco , Franca Marangoni, I cibi della salute
Le basi chimiche di una corretta alimentazione, Springer 2012
John Fante, La confraternita del Chianti, Marcos Y Marcos, 1995.
John Fante, LA CONFRATERNITA DELL’UVA, Prefazione di Vinicio Capossela, Einaudi, Torino 2004.
Vinicio Capossela, Non si muore tutte le mattine,Feltrinelli 2004.
Marvin Gaye, I HEARD IT THROUGH THE GRAPEVINE, dall’album omonimo, 1969
Vinicio Capossela, L’accolita dei rancorosi dall’album Il ballo di San Vito, 1996

PILLOLA nr.47

FRIEDERICH  NIETZSCHE, EDOARDO AGNELLI, 1900, 2000, TORINO

Dopo aver letto la biografia di Friederich Nietzche scritta da Massimo Fini, Nietzsche, l’apolide dell’esistenza, Marsilio 2002, una biografia ben scritta e molto ben documentata, a tratti commovente, mi rimangono queste lettere, questi biglietti deliranti. Biglietti scritti e spediti da Torino, dopo il famoso episodio del cavallo, episodio nel quale Nietzche abbracciò un cavallo dopo che il vetturino lo ebbe percosso. Spartiacque tra il seppur fragile controllo di sé e  la spaventosa china che costrinse i suoi amici a riportarlo in Germania e ricoverarlo coattamente in manicomio.
Biglietti come quello scritto al barone Von Seydlitz: «L’amico Seydlitz deve essere, insieme con Monsieur Catulle Mendes, uno dei miei più grandi satiri e animali da festa».  A Paul Deussen: «Dopo che è risultato definitivamente che io ho in realtà creato il mondo, anche l’amico Paul Deussen compare nel progetto del mondo: insieme a Monsieur Catulle Mendes sarà uno dei miei grandi satiri e animali da festa. Dioniso. A «Umberto I re d’Italia» scrisse: «Al mio amato figlio Umberto. La mia pace sia con te! Martedì verrò a Roma e voglio vederti insieme a Sua Santità il Papa. Il Crocifisso.
Mi viene in mente il figlio di Agnelli, Edoardo, che nel suo esilio dorato, a Malindi, scriveva a Saddam Hussein, ai più potenti capi di stato, invocando la pace nel mondo. Lo ricordo alto, con barba e capelli rossicci, vestito elegantemente, mentre passeggiava aiutandosi con un bastone, su una spiaggia lontana, lontano da tutti, raggiunto da una troupe del telegiornale.
Dalla solita Wiki:
Compie gli studi superiori al Liceo classico Massimo d’Azeglio di Torino, poi frequenta l’Atlantic College nel Regno Unito e l’Università di Princeton negli USA, dove consegue una laurea in lettere moderne. Designato dal padre come eventuale successore al vertice dell’azienda di famiglia, ben presto rivelerà scarso interesse per i beni materiali, dedicando maggior attenzione a temi filosofici e spirituali. A 22 anni polemizza sulla stampa con Margherita Hack, difendendo i valori dell’astrologia. Compie viaggi in India, dove incontra il Maestro Sathya Sai Baba, e successivamente si reca a Teheran, dove rimane colpito dalla figura mistica dell’ayatollah Khomeini e si avvicina all’Islam sciita. In seguito torna molte volte in Iran, così come in Kenya, dove viene arrestato il 20 agosto del 1990, a Malindi, poiché trovato in possesso di eroina, venendo successivamente assolto dalle autorità locali…
…la mattina del 15 novembre 2000 il suo corpo senza vita viene trovato da un pastore cuneese, Luigi Asteggiano, presso la base del trentacinquesimo pilone del viadotto autostradale Generale “Franco Romano” della Torino-Savona, nei pressi di Fossano. La sua Croma scura, con il motore ancora acceso e il bagagliaio socchiuso, era parcheggiata a lato della carreggiata del viadotto che sovrasta il fiume Stura di Demonte. La magistratura conclude presto le indagini formulando l’ipotesi del suicidio.
Fini tragicamente per l’erede della famiglia Agnelli, e fini  tragicamente anche per Nietzsche, anche se in maniera molto diversa, come dice Massimo Fini, paragonando il cervello di Nietzsche al computer HAL 9000 di 2001 Odissea nello Spazio, quando levando una cartuccia della memoria alla volta, piano piano il computer regrediva ad una intelligenza primitiva per spegnersi definitivamente il 25 agosto 1900.

PILLOLA nr.46

ELEGIA PER LO ZENZEROB

Quando penso al mio amico Rob, mi viene sempre in mente un pezzo dell’introduzione che scrisse Jacopo Fo al Libro rosso del male, una raccolta di Andrea Pazienza, ed Il grifo, 1991:

“Se l’Italia non fosse l’Italia e i democristiani non fossero tutti ladri, ad Andrea gli arriverebbe un tipo con gli occhiali scuri,  ci sbatterebbe sul tavolo cento milioni in piccolo taglio e un chilo di libanese bauxitico e ci direbbe, facendosi le unghie col serramanico, “lavora bello, ti do venti giorni, o mi dai un capolavoro o ti taglio le cinque dita“.

Se l’Italia non fosse l’Italia, e e i democristiani non si fossero cammuffati nei politici di oggi, da Rob arriverebbe lo stesso tipo vestito di scuro, con gli occhiali da sole, e gli sbatterebbe sul tavolo della redazione una confezione di zenzero fresco, reperito nei migliori supermercati d’Italia, e gli intimerebbe di esprimere subito un capolavoro, nel più breve tempo possibile. Si perché se uno è capace di scrivere nuovi post come La perfezione, vecchi post come Il mio studente, o di inventare semplicemente titoli bellissimi come vele di cartone, ecco, questo uno, che è sempre Rob,  è dotato di capacità sufficienti ad esprimere un capolavoro. Quale capolavoro non saprei, un seguito del balsamico romanzo L’invenzione della scoreggia? Un saggio sui confini dell’ortofrutta? Non saprei, Qualsiasi cosa dovesse scrivere, diventerebbe un best seller.

Ma se fin qui potevo scambiare una piccola invidia per un indivia belga , confezionata nelle apposite vaschette  nei frigoriferi di qualsiasi supermercato, dopo aver visto il filmato pubblicato nel post, ho capito cos’è l’invidia, quella vera. Anni di cesello, stucco e ritocco, consecutio temporum, accenti circonflessi. Niente. Niente è pari all’immediatezza, alla sintesi lucida del filmato dei pinguini. Anni di studio, riflessi socio-antropologici, rivoluzioni culturali e fenomeni di massa raccolti in trenta secondi di filmato. La condizione umana del consumatore moderno raccontata dai pinguini, una sintesi esemplare, un analisi escatologica definitiva. Parafrasando un pensatore locale, ” una gira che ruota”.

Questo è un capolavoro.

PILLOLA nr.45

 Rio Majo, Patagonia, Sud del Mondo

In ogni caso, la verità è che quando Thomas Simpson seppe che il cancro gli rodeva le ossa, e il medico gli diagnosticò al massimo tre mesi di vita, regalò l’hotel ai dipendenti tenendo per sè solo la suite presidenziale. Si fece portare su delle casse di sigari avana, un barile di scotch, e vi si rinchiuse con un numero imprecisato di donnine allegre e ben pagate, che dovevano affrettare la morte nella maniera più piacevole.
Dopo una settimana la notizia si era sparsa fino a Comodoro Rivadavia. La colonia inglese residente decise di mandare un sacerdote a fermare lo scandalo, ma quando il religioso tentò di mettere piede nella suite fu bloccato da un pezzo di piombo calibro quarantacinque che gli rovinò una gamba. Simpson morì come voleva, e l’hotel andò al diavolo in pochissimo tempo.

Luis Sepulveda, PATAGONIA EXPRESS, Appunti dal sud del mondo, Feltrinelli, Milano 1995.

 

PILLOLA nr.44

FILOSOFIA DEL BUCO
c’è un pezzo del filosofo danese Søren Kierkegaard, che è l’inizio della sua «conferenza estatica» intitolata Enten-Ellen (più conosciuta come Aut-Aut) e fa così:

Sposati, te ne pentirai; non sposarti, te ne pentirai anche; sposati o non sposarti, ti pentirai d’entrambe le cose; o che ti sposi, o che non ti sposi, ti penti d’entrambe le cose. Ridi delle follie del mondo, te ne pentirai; piangi su di esse, te ne pentirai anche; ridi delle follie del mondo o piangi su di esse, ti pentirai d’entrambe le cose; o che tu rida delle follie del mondo o che pianga su di esse, ti penti d’entrambe le cose. Credi a una fanciulla, te ne pentirai; non crederle, te ne pentirai anche; credi a una fanciulla o non crederle, ti pentirai d’entrambe le cose; o che tu creda a una fanciulla o che non le creda, ti pentirai d’entrambe le cose. Impiccati, te ne pentirai; non impiccarti, te ne pentirai anche; impiccati o non impiccarti, ti pentirai d’entrambe le cose; o che t’impicchi o che non t’impicchi, ti pentirai d’entrambe le cose…
Quando ho letto questo pezzo nel sito di Paolo Nori, mi è venuto in mente un pezzo dal film Trainspotting, che in realtà non so se c’entri molto o non c’entri per nulla, ma io sento una certa assonanza, che non riesco a spiegare, vuoi nel ritmo, vuoi una certa musica, non so. Il pezzo fa così:
Quando ti buchi hai una sola preoccupazione: farti. E quando non ti buchi, di colpo, devi preoccuparti di tutto un sacco di cazzate: non hai i soldi, non puoi sbronzarti. Hai i soldi, bevi troppo. Non hai una passera, non scopi mai. Hai una passera, rompe le palle. Devi pensare alle bollette, al mangiare, e a qualche squadra di calcio di merda che non vince mai, ai rapporti umani, e tutte quelle cose che invece non contano quando hai una sincera e onesta tossicodipendenza.
 Mark Renton da Trainspotting, 1996, diretto da Danny Boyle, tratto dall’opera omonima di Irvine Welsh del 1993

PILLOLA nr.43

MONROVIA, LIBERIA, 9  SETTEMBRE 1990

La Nigeria invia per mare un contingente di soldati che nell’estate attraccano al porto di Monrovia. Appena Doe lo viene a sapere, decide di andare a trovare i nigeriani. Convoca la scorta e in Mercedes si dirige al porto. E’ il 9 settembre 1990. Il presidente attraversa la città distrutta, saccheggiata, spopolata. Arrivato al porto, trova ad aspettarlo gli uomini di Johnson, che aprono il fuoco. La scorta è trucidata mentre il presidente, ferito ripetutamente alle gambe, non può fuggire. Lo prendono, gli legano le braccia dietro la schiena e lo portano alla tortura.
Desideroso di farsi pubblicità, Johnson ha ordinato di filmare particolareggiatamente la scena delle torture. Sullo schermo si vede Johnson seduto, che beve birra mentre una donna in piedi accanto a lui lo sventola con un ventaglio e gli asciuga il sudore dalla fronte…..
…Johnson vuole sapere in che banca Doe tenga il conto. Doe geme, le ferite gli dolgono, un’ora prima si è preso una quindicina di pallottole nelle gambe. Farfuglia, non si capisce che cosa dica. Il numero del conto? Ma siamo proprio sicuri che abbia un conto? Furibondo, Johnson ordina di tagliargli le orecchie. Perchè? Che senso ha? Non si rende conto che così il sangue inonda i condotti uditivi del presidente e che parlargli diventerà ancora più difficile?

Ryszard Kapuscinski, EBANO, Feltrinelli, 2000.

 

LISTA nr.10

«Don Angel. Ricorda suo fratello Gerardo?»
Allora lo sguardo del vecchio trapassò la mia pelle
percorse ciascuna delle mie ossa
uscì sulla porta, per strada
salì e scese le colline
rivide ogni albero
ogni goccia d’olio
ogni ombra di vino
ogni traccia cancellata
ogni serenata cantata
ogni toro sacrificato all’ora fatidica
ogni tramonto
ogni tricorno che si era piantato insolente davanti all’eredità
ogni notizia venuta da così lontano
ogni lettera che aveva smesso di arrivare perché la vita è fatta così, cazzo
ogni silenzio che pian piano si era prolungato fino a rendere certa l’assoluta lontananza.

Liberamente listato da:
Luis Sepúlveda, LA FRONTIERA SCOMPARSA,  Guanda, Parma 1996.