PILLOLA nr.52

come non essere d’accordo

 

Il fanale

sabato 25 ottobre 2014

L’altra sera ho lasciato la bicicletta in stazione e quando sono tornato mi avevan rubato il fanale, un fanale alimentato da una dinamo che è una parola bellissima, dinamo, che ha dato anche il nome a diverse squadre di calcio dell’est europeo ma non volevo dir quello, volevo dire che il ladro ha dovuto trafficare abbastanza, ha tirato giù il parafango, ha svitato i freni, ha strappato il filo di rame che alimentava la dinamo…

 

 

D’accordo con Paolo, naturalmente, non con il ladro!

dal Blog di Paolo Nori

PILLOLA nr.51

COLPA DEL CINEMA

Colpa del cinema. È impossibile che le migliaia di film che abbiamo visto non producano effetti d’emulazione a nostra insaputa. Nell’arco della giornata, se uno ci pensa sopra, gli capitano diverse occasioni in cui si trova a fare qualcosa, – generalmente di sportivo o comunque di leggero, che abbia una vaga suggestività estetica, – come se a pochi metri di distanza ci fosse una troupe al completo che lo sta riprendendo. Cose tipo disinnescare l’antifurto della macchina con una puntata decisa del telecomando per poi mettersi rapidamente al volante (magari togliendosi la giacca nell’atto di entrare), oppure guardare intensamente un punto indefinito, manco si fosse attraversati da un pensiero profondissimo. Questo recitare non richiesto, questa illusione di un pubblico che stia lì a prendere il meglio di noi mentre fingiamo di non sapere d’essere guardati, è la povera rivincita sulla modestia delle nostre vite, che da sempre l’arte popolare ci offre (e la ragione per cui, in fondo, non la lasciamo morire).

Diego De Silva, Non avevo capito niente, Giulio Einaudi Editore, Torino 2007

LISTA nr.12

Capitoli da leggere

Non avevo capito niente 4
altruismo fuori luogo 6
grovigli 8
il pinguino sul cornicione 17
exploit 23
dove vuoi andare, oggi? 30
pensa se lo sapesse tua mamma 37
desperate lawyers 41
calamite vaganti 55
quello che direbbe malinconico di gilbert o’sullivan, del suo pessimismo occulto e della pedofobia della musica leggera contemporanea, se mai qualcuno glielo chiedesse (cosa decisamente improbabile) 61
i volontari della conoscenza 65
era nell’aria (che diventavo famoso) 72
egg 79
come? 86
outlet 96
arrivano i loro 103
fondamenta 111
pressing 125
quello che direbbe malinconico sulla più diffusa fra le malattie autoimmuni, se mai qualcuno glielo chiedesse (cosa probabile) 131
shock the dog 135
flirtare con le ex 146
un tipo di armadio per scheletri 154
quello che direbbe malinconico su eugenio finardi, se mai qualcuno glielo chiedesse (cosa improbabile) 156
improvvisa rivelazione di un ossimoro 158
quello che direbbe malinconico sulla camorra e sulla sua sostenibilità, se mai qualcuno (ma chi?) glielo chiedesse 167
pali 169
cosí impari ad aggiungere un posto a tavola 173
il valore delle cose perdute 178
gli innamorati sentono le voci 181
comunicazioni scuola-famiglia 186
la flessibilità del mercato del lavoro 189
il sapore dei posti sbagliati 191
i frigoriferi degli uomini soli 194
Allora 196

Diego De Silva, Non avevo capito niente, Giulio Einaudi editore s. p. a., Torino 2007

 

PILLOLA nr.50

VILLA ERBA, CERNOBBIO, E I PINK FLOYD A PEZZETTI Ogni anno, nei primi giorni di ottobre, si svolge Orticolario. Orticolario, è una bella manifestazione su giardini e dintorni, che occupa Villa Erba, a Cernobbio, Como. Tanti espositori, piante rare, insolite, fiori bellissimi.  Si sa, passeggiare nel parco, passare da uno stand all’altro, mette appetito, e lo sanno bene anche gli standisti, quelli che propongono generi di conforto. Tra questi vediamo una lunga coda disposta ad assaggiare un gelato particolare, al sesamo, ma anche ai fagioli di soia, al thè verde, racchiuso in una piccola cialda. Incuriositi ci accodiamo. Due euro. Due euro, una cialda. Due cialde, quattro euro. Preferiamo degustare il prodotto seduti comodi nel parco, e lì cerchiamo di identificare il gusto della quantità infinitesimale di gelato prescelto. Il sole d’inizio autunno,  l’anarchia delle papille gustative, un suono lontano. Chiudo gli occhi, e davanti alle palpebre, mi compaiono una serie infinita di greche tipo Roselline, di quelle delle elementari, dove dovevi contare i quadretti. Farfalline, bandiere, coni gelato. Coni. Due euro una cialda, due cialde, quattro euro. Conto i quadretti. Principi di matematica. Le greche scorrono, ora più veloci, ora meno, ora con colori vivaci, ora meno, e intanto quel suono lontano mi interrompe la prova del nove, precipitandomi nel presente. Un senso di vaghezza, qualcosa di insoluto, ascolto meglio. Qualcosa mi spinge ad alzarmi. Ci alziamo. Andiamo sotto la vecchia serra, in mezzo ai bambù,bellissimi, alti più di tre metri. Dopo pochi secondi siamo sequestrati dalle armonie celesti. Non siamo i soli, un gruppetto di persone si affianca a noi, arrendendosi incondizionatamente. Riconosciamo qualcosa, una cover dei Pink Floyd, ma non è importante. Il suono è ben distinto, pulito,netto. Finalmente un batterista che non picchia come un fabbro, lascia spazio anche agli altri, uno seduto che suona la chitarra appoggiata sulle gambe, l’altro che suona il basso, un altro che disegna qualcosa per terra, con la terra, qualcos’altro. Un tappeto musicale. Vengono disannunciati come i She in parties, e gli faccio i complimenti. Una qualità del suono bellissima, pulita, mi dice che erano solo quindici watt, allora dovevano essere i bambù, non lo so, si sentiva benissimo. Una musica  avvolgente, coinvolgente, gli altri pezzi erano originali. Non so quale etichetta dare se non quella di ascoltare, i Pink Floyd a pezzetti. When She Films The Night by She In Parties

PILLOLA nr.48

ROMEO & GIULIETTA S.p.A
PILLOLONE VERONESE

Verona, 1594. Shakspeare trasforma una vecchia novella in un capolavoro Amore contrastato, lei inscena un suicidio, lui crede alla finzione,si avvelena e muore, lei, appena saputo, si uccide con il suo pugnale. Un tragico errore di comunicazione.
Verona, 5 marzo 1937. Il Supercinema  proietta in anteprima il film di George Cukor Romeo and Juliet. Scrive Righetti Donata, Pagina 25,(29 luglio 2003) – Corriere della Sera. “Gli applausi cancellarono i precedenti divieti della Sovrintendenza e l’ allora direttore di musei di Verona, Antonio Avena, fu libero di regalare all’ edificio una scenografia adatta. Con l’ aggiunta ineluttabile ma efficacissima di un balcone, anzi, del balcone. ”
Verona, 2014. Premio Nobel ad Antonio Avena. Oggi la sua intuizione porta un milione di visitatori all’anno. Un milione di post-romantici che inseguono l’itinerario fantastico di questi amanti per le vie della città, che ben li asseconda, conducendoli nei luoghi della fantasia shakspireana, trasformati in realtà.
Verona, 1528, Venezia, 19 aprile 1588. Paolo Caliari, meglio noto come Paolo Veronese. Il verde veronese. E, dico, già uno che dà il proprio nome ad un colore, basterebbe questo a rendere inutile la sua biografia. Prima di lui c’era riuscito solo Tiziano, che, tragicamente, adesso vede accostato il suo tono alle tinte per signore. Il verde veronese rimane incorotto, più british, se è vero che è il preferito per le pareti delle cucine inglesi. Nella bella mostra al palazzo della Gran Guardia, si evidenzia l’uso del colore, dagli inizi, con accostamenti di colori puri, vivaci, in contrapposizione alla scuola veneziana del colore tonale propria del Tiziano. Poi l’imitazione degli affreschi, con colori più polverosi,  fino alla fine precaravaggesca con i toni più scuri .
Al termine della mostra una foto con la riproduzione di una famosa cena, con un intruso che salta in mezzo al quadro, raccogliendo le gambe. Non capisco. Leggo  meglio: il signor Luca Pozzi si fa fotografare davanti a questi quadri mentre spicca un salto come descritto, e via un’analisi del gesto che trasforma la bidimensionalità dell’opera nella tridimensionalità dinamica e blablabla blablabla. Ecco, verrà il giorno in cui finalmente qualcuno si prenderà la briga di scrivere un saggio ” L’arte moderna ci prende tutti per il culo ” e sarà troppo tardi, perchè, adesso, non sò se il fesso sono io che guardo la foto  con il signor Luca Pozzi che salta davanti al quadro o il signor Luca Pozzi stesso che salta davanti al quadro. Perchè se il signor Luca Pozzi  fosse riuscito a cavare anche un solo euro da queste foto, ecco, allora il fesso di sicuro sarei io, e farei un salto per stringergli la mano.
Verona, 2014. Da Ugo. A pranzo in questa osteria molto bella, come ce ne sono moltissime in città,ma questa gentilezza, questa attenzione è davvero gradita. Un tavolo bellissimo sotto una finestra, una luce di taglio che illumina la tovaglia, di stoffa, bianca, e solo questo, vale cinque euro in più. E pensare che volevo mangiare fuori, avevo scelto da Ugo anche per l’esterno, in cortile, tutto pieno. Meglio così. Una sala quasi in esclusiva, il servizio rapido su gentile richiesta, visto le esigenze di trenitalia, e una qualità del cibo eccellente.
Verona 28 settembre 2014. Elisa. Nelle gradinate dell’arena sono disseminati dei fogli bianchi. Suggerimento del fans club, è quello di far sventolare il foglio all’intero pubblico dell’arena durante la canzone pagina bianca. Forse un’iniziativa originale.  Ma ancor più originale è l’anonimo che quattro file sopra ha fatto partire un aeroplanino prima ancora che iniziasse a cantare. Bellissimo. é’ su questo anonimo che io disserterei pagine e pagine sulla bidimensionalità del foglio; sulla ttridimensionalità dell’arena; nascita e futuro dell’origami; inserzione bianca in massa antropica disposta su file ordinate; spinta endogena, volo e speranza; spirito e rivoluzione. E ce ne sono parecchi altri, da suggerire tesi di laurea, saggi critici poderosi, analisi in tre tomi. Ma mi fermo qui.
Mi fermo qui per definire invece un altro personaggio che è riuscito a scalfire l’aviatore anonimo nella prima posizione, nel mio personalissimo cartellino, dedicato agli eroi veronesi moderni. Questo signore è il custode della tomba di Giulietta. Una premessa.
Il flusso di giovani turisti che invade ogni anno Verona, che insegue le tracce  lasciate dalla Romeo e Giulietta S.p.a, ha qualche effetto collaterale indesiderato. Temevo di vedere addirittura qualche lucchetto chiuso nella ringhiera sopra il sarcofago spacciato come l’originale balcone di Giulietta. Per fortuna no, non ancora. Per adesso gli ex voto si limitano ad essere appesi al muro, nell’ingresso del cortile, appesi con delle cicche, sagomate approssimativamente a forma di cuore, o con degli Hansaplast, sempre pronti a medicare qualsiasi ferita del cuore. Ma come lamentarsi del comportamento dei nostri contemporanei se leggiamo questi antenati:
“Charles Dickens lamentò l’ incuria del luogo e definì il sacello un «abbeveratoio», se Maria Luisa D’ Austria si appropriò con maleducata prepotenza di alcuni frammenti di marmo rosso da incastonare in una collana e in un paio di orecchini, ora matrone moldave con ombelico nudo e ragazzini giapponesi dalle capigliature ossigenate si incantano davanti a un sepolcro che contiene soltanto un grazioso bouquet di gigli.”…”Il sarcofago di Giulietta, semplice, aperto, con foglie appassite intorno, nel vasto e desolato giardino di un convento, è triste come fu triste il suo amore. Ho portato via alcuni pezzetti per darli a mia figlia e alle mie nipoti”. Così scrisse Byron visitando Verona.
E se anche pochi avessero imitato le gesta degli antichi, il nostro custode starebbe facendo la veglia a niente, con buona pace della vena creativa di Antonio Avena, che decise di trasferire il monumento funebre nellipogeo di questo chiostro bellissimo, un po’ lontano dal flusso incessante dei turisti del centro.
Appena scesi  ci accoglie con Benvenuti a Verona, lo ringraziamo, ma si vede subito che vuole dirci qualcosa, e si capisce, tutto il giorno lì sotto parla con i morti, ci dice, dice che lo portano a riflettere, a riflettere sulla caducità della vita, sul significato della stessa, su tante cose, e poi si allontana di qualche passo, vuole rispettare le distanze, vuole rispettare la forma. Mi fa tenerezza, non sò se sia l’inizio o la fine di un turismo che rende omaggio  a Giulietta a Verona, come a Beatrice a Firenze, a Jim Morrison a Pere Lachaise, Parigi,  ai sepolcri dei miti moderni. Non so se il nostro eroe riuscirà ad affrontare le orde di fans scatenati che vogliono fermare il tempo, incidendo un segno sul monumento. Spero di sì, con la gentilezza, la grazia della parola, la forza della comunicazione.