PILLOLA nr.48

ROMEO & GIULIETTA S.p.A
PILLOLONE VERONESE

Verona, 1594. Shakspeare trasforma una vecchia novella in un capolavoro Amore contrastato, lei inscena un suicidio, lui crede alla finzione,si avvelena e muore, lei, appena saputo, si uccide con il suo pugnale. Un tragico errore di comunicazione.
Verona, 5 marzo 1937. Il Supercinema  proietta in anteprima il film di George Cukor Romeo and Juliet. Scrive Righetti Donata, Pagina 25,(29 luglio 2003) – Corriere della Sera. “Gli applausi cancellarono i precedenti divieti della Sovrintendenza e l’ allora direttore di musei di Verona, Antonio Avena, fu libero di regalare all’ edificio una scenografia adatta. Con l’ aggiunta ineluttabile ma efficacissima di un balcone, anzi, del balcone. ”
Verona, 2014. Premio Nobel ad Antonio Avena. Oggi la sua intuizione porta un milione di visitatori all’anno. Un milione di post-romantici che inseguono l’itinerario fantastico di questi amanti per le vie della città, che ben li asseconda, conducendoli nei luoghi della fantasia shakspireana, trasformati in realtà.
Verona, 1528, Venezia, 19 aprile 1588. Paolo Caliari, meglio noto come Paolo Veronese. Il verde veronese. E, dico, già uno che dà il proprio nome ad un colore, basterebbe questo a rendere inutile la sua biografia. Prima di lui c’era riuscito solo Tiziano, che, tragicamente, adesso vede accostato il suo tono alle tinte per signore. Il verde veronese rimane incorotto, più british, se è vero che è il preferito per le pareti delle cucine inglesi. Nella bella mostra al palazzo della Gran Guardia, si evidenzia l’uso del colore, dagli inizi, con accostamenti di colori puri, vivaci, in contrapposizione alla scuola veneziana del colore tonale propria del Tiziano. Poi l’imitazione degli affreschi, con colori più polverosi,  fino alla fine precaravaggesca con i toni più scuri .
Al termine della mostra una foto con la riproduzione di una famosa cena, con un intruso che salta in mezzo al quadro, raccogliendo le gambe. Non capisco. Leggo  meglio: il signor Luca Pozzi si fa fotografare davanti a questi quadri mentre spicca un salto come descritto, e via un’analisi del gesto che trasforma la bidimensionalità dell’opera nella tridimensionalità dinamica e blablabla blablabla. Ecco, verrà il giorno in cui finalmente qualcuno si prenderà la briga di scrivere un saggio ” L’arte moderna ci prende tutti per il culo ” e sarà troppo tardi, perchè, adesso, non sò se il fesso sono io che guardo la foto  con il signor Luca Pozzi che salta davanti al quadro o il signor Luca Pozzi stesso che salta davanti al quadro. Perchè se il signor Luca Pozzi  fosse riuscito a cavare anche un solo euro da queste foto, ecco, allora il fesso di sicuro sarei io, e farei un salto per stringergli la mano.
Verona, 2014. Da Ugo. A pranzo in questa osteria molto bella, come ce ne sono moltissime in città,ma questa gentilezza, questa attenzione è davvero gradita. Un tavolo bellissimo sotto una finestra, una luce di taglio che illumina la tovaglia, di stoffa, bianca, e solo questo, vale cinque euro in più. E pensare che volevo mangiare fuori, avevo scelto da Ugo anche per l’esterno, in cortile, tutto pieno. Meglio così. Una sala quasi in esclusiva, il servizio rapido su gentile richiesta, visto le esigenze di trenitalia, e una qualità del cibo eccellente.
Verona 28 settembre 2014. Elisa. Nelle gradinate dell’arena sono disseminati dei fogli bianchi. Suggerimento del fans club, è quello di far sventolare il foglio all’intero pubblico dell’arena durante la canzone pagina bianca. Forse un’iniziativa originale.  Ma ancor più originale è l’anonimo che quattro file sopra ha fatto partire un aeroplanino prima ancora che iniziasse a cantare. Bellissimo. é’ su questo anonimo che io disserterei pagine e pagine sulla bidimensionalità del foglio; sulla ttridimensionalità dell’arena; nascita e futuro dell’origami; inserzione bianca in massa antropica disposta su file ordinate; spinta endogena, volo e speranza; spirito e rivoluzione. E ce ne sono parecchi altri, da suggerire tesi di laurea, saggi critici poderosi, analisi in tre tomi. Ma mi fermo qui.
Mi fermo qui per definire invece un altro personaggio che è riuscito a scalfire l’aviatore anonimo nella prima posizione, nel mio personalissimo cartellino, dedicato agli eroi veronesi moderni. Questo signore è il custode della tomba di Giulietta. Una premessa.
Il flusso di giovani turisti che invade ogni anno Verona, che insegue le tracce  lasciate dalla Romeo e Giulietta S.p.a, ha qualche effetto collaterale indesiderato. Temevo di vedere addirittura qualche lucchetto chiuso nella ringhiera sopra il sarcofago spacciato come l’originale balcone di Giulietta. Per fortuna no, non ancora. Per adesso gli ex voto si limitano ad essere appesi al muro, nell’ingresso del cortile, appesi con delle cicche, sagomate approssimativamente a forma di cuore, o con degli Hansaplast, sempre pronti a medicare qualsiasi ferita del cuore. Ma come lamentarsi del comportamento dei nostri contemporanei se leggiamo questi antenati:
“Charles Dickens lamentò l’ incuria del luogo e definì il sacello un «abbeveratoio», se Maria Luisa D’ Austria si appropriò con maleducata prepotenza di alcuni frammenti di marmo rosso da incastonare in una collana e in un paio di orecchini, ora matrone moldave con ombelico nudo e ragazzini giapponesi dalle capigliature ossigenate si incantano davanti a un sepolcro che contiene soltanto un grazioso bouquet di gigli.”…”Il sarcofago di Giulietta, semplice, aperto, con foglie appassite intorno, nel vasto e desolato giardino di un convento, è triste come fu triste il suo amore. Ho portato via alcuni pezzetti per darli a mia figlia e alle mie nipoti”. Così scrisse Byron visitando Verona.
E se anche pochi avessero imitato le gesta degli antichi, il nostro custode starebbe facendo la veglia a niente, con buona pace della vena creativa di Antonio Avena, che decise di trasferire il monumento funebre nellipogeo di questo chiostro bellissimo, un po’ lontano dal flusso incessante dei turisti del centro.
Appena scesi  ci accoglie con Benvenuti a Verona, lo ringraziamo, ma si vede subito che vuole dirci qualcosa, e si capisce, tutto il giorno lì sotto parla con i morti, ci dice, dice che lo portano a riflettere, a riflettere sulla caducità della vita, sul significato della stessa, su tante cose, e poi si allontana di qualche passo, vuole rispettare le distanze, vuole rispettare la forma. Mi fa tenerezza, non sò se sia l’inizio o la fine di un turismo che rende omaggio  a Giulietta a Verona, come a Beatrice a Firenze, a Jim Morrison a Pere Lachaise, Parigi,  ai sepolcri dei miti moderni. Non so se il nostro eroe riuscirà ad affrontare le orde di fans scatenati che vogliono fermare il tempo, incidendo un segno sul monumento. Spero di sì, con la gentilezza, la grazia della parola, la forza della comunicazione.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...