PILLOLA nr.57

WALTER BONATTI

Lungo la traversata vedo biancheggiare qualcosa che sta appeso a uno dei pochi chiodi già infissi. È una targhetta ciondolante, in smalto bianco, asportata chissà da quale trenino, e chissà da chi poi appesa spiritosamente quassù.
«È pericoloso sporgersi!» vi leggo divertito ad alta voce.
Ironia vuole che in questo momento mi trovi totalmente appeso allo stesso chiodo della targhetta, con i piedi puntati contro la roccia liscia e con il corpo proteso in fuori al massimo, sospeso su un vuoto rientrante di circa duecentocinquanta metri. Non poteva esserci luogo più appropriato per un simile scherzo.

Pareti Nord di Lavaredo, invernali (1953)
Walter Bonatti, I miei ricordi, Scalate al limite del possibile, 2008 Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A. – Milano

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PILLOLA nr.56

LEGGERE

  • Mi accorgo adesso che leggere significa anche il contrario di pesante. Basta un accento, un accento  spostato poco più in là. Io volevo scrivere  del leggere, leggere Edoardo Albinati, Vita e morte di un ingegnere, perché così, quando leggo un bel libro di un autore mi vien voglia di leggere anche gli altri. Ma non solo: se per caso in un bel libro come questo ne viene descritto un altro – ad esempio uno della piccola biblioteca Adelphi, con la copertina azzurrina, ben disposto sulla scrivania dell’analista e l’autore si interroga sul significato di quell’ostentazione, la curiosità ha la meglio. È un modo per dichiarare subito il livello culturale del proprietario della scrivania medesima? È un suggerimento di lettura? È un caso semplice di abbandono? Qualunque cosa fosse, ha incuriosito anche me e credo di aver bisogno dell’analista anch’io. Una piccola esca dalla piccola biblioteca Adelphi, Arthur Schnitzler, Fuga nelle tenebre,Titolo originale:
    Flucht in die Finsternis, Traduzione di Giuseppe Farese.

PILLOLA nr.55

ANTICITAZIONE

Riporto questa citazione per dire tutto il contrario. Nel senso che il libro bellissimo di Albinati è l’esatto contrario di quello che si potrebbe evincere dalla citazione di sotto. Non che ci siano altre citazioni “basse”, se così vogliamo definirle, anche se poche, in realtà. Barzellette tipo Pierino e altri sfottò da Bar sport, insomma, il registro rimane inalterato in tutto il libro, un libro diario commentario molto bello, e non so se sia una scelta o una svista dell’editore, non lo so, ma l’ho trovata così distante dal resto da meritare una cornice, e impillolarla nella cinquantacinque.
“Una  volta  (doveva  essere  una  delle mie prime lezioni) spiegavo la differenza tra uso letterale e uso figurato del linguaggio e chiedevo ai ragazzi di fornire esempi. Blocco totale. Silenzio. Tutti trovavano difficoltà  –  io  stesso faticavo a formulare frasi per illustrare il concetto. A un certo punto alza la mano Ennio e si agita ansioso (proprio come i ragazzini quando hanno pronta la risposta): C’ho un esempio di una parola usata sia in senso letterale che in senso figurato. In una frase sola? Fantastico. Prego Ennio di fornire l’esempio. Ecco… una vecchia va dal macellaio: “Ce l’hai del fegato…?” “Si che ce l’ho.” “Allora leccami tutta.”

Edoardo Albinati, MAGGIO SELVAGGIO, 1999 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

PILLOLA nr.54

RENAULT 4

Mi ricordo di un bambino seduto sul sedile posteriore della macchina di suo papà, una Renault4. Guardava il paesaggio corrergli accanto . Guardava con tanto d’occhi e studiava la forma dei terreni dove la strada si prendeva il suo largo. Osservava la forma dei terreni, pronti a essere bagnati dall’autunno; contemplava le luci del pomeriggio, i cartelli segnaletici, le pattuglie della Stradale e, ovviamente, si godeva il viavai delle altre automobili nell’allegro groviglio del traffico. A un certo punto ebbe la sorpresa di vedere un diavolo di nome Zuppiddo comodamente seduto al fianco di Addaunera, altro diavolo, alla guida di una Prinz giallo oro che stava superando la R4. Zuppiddo gli fece un largo sorriso dal finestrino. I diavoli, si sa, corrono come diavoli, e difatti la Prinz diede gas, ma il bambino rispose al saluto con tanta dolcezza e allegria che anche Addaunera volle unirsi al ciao-ciao di Zuppiddo. Ma nella fatale distrazione di fare anche lui il suo saluto per perdersi in quel sorriso, oplà, Addaunera non si avvide del sopraggiungere di un camion OM e fece scontro. Nessuno se ne accorse, però. Non se ne accorse il papà, che continuò a guidare; e neppure l’autista del camion OM ebbe a capire cosa fosse successo. Solo il bimbo vide la scena, e subito abbassò il vetro del finestrino per far entrare i due diavoli, e metterseli sulle ginocchia, per poi farli medicare dalla zia pediatra. E i due diavoli medicati diventarono bambini, e diventarono buoni come pezzi di pane bagnati nel latte caldo.La R4 si fermò e il papà, voltandosi verso il suo bimbo, lo trovò grande e uguale a se stesso. E poi in un lampo trovò se stesso nel passato, un infante, e poi ancora nel futuro, addirittura morto. Chissà come, allora, sbucò da un angolo il camion OM; e stavolta dello scontro si avvidero tutti. Fino a ritrovarsi stampati sul giornale dell’indomani.”
Pezzo molto bello di Pierangelo Buttafuoco. Tanto bello quanto inverosimile. E dico inverosimile non tanto per Zuppiddu e Adduanera, i due diavoli che azzardano un sorpasso, pur coscienti di guidare una Prinz giallo oro, per poi accomodarsi, dopo lo scontro inevitabile, sulle ginocchia del bambino, coccolati nel sedile posteriore dell’errequattro. E più che un bambino, sembrerebbe un ingegnere civile in fasce, tanta è  l’attenzione per le strade, il traffico veicolare, gli slarghi e le campagne, pronte a ricevere le piogge  autunnali.Ma questo lo dobbiamo al barocco di Pietrangelo che deve ricamare dappertutto, nascondendoci così bene bene il piccolo tarlo, il piccolo dettaglio che innesca il crollo della verosomiglianza.
E questi è l’abbassare il finestrino dell’errequattro. I finestrini dell’errequattro non si potevano abbassare, ma solo traslaredi lato. Addirittura prima della quarta serie prodotta dal 1978 erano fissi. I finestrini dell’errequattro erano divisi in due, per metà, in verticale. Praticamente una bifora. Una parte poteva sovrapporsi all’altra, lasciando così aperto al massimo  una metà della superficie vetrata.Mi rendo conto che sto cavando il pelo dall’uovo, e non voglio togliere nessuna bellezza al pezzo di Pierangelo, tanto che ad una prima lettura non me n’ero accorto, ma tant’è, giusto per l’esattezza.
PIETRANGELO BUTTAFUOCO, IL DOLORE PAZZO DELL’AMORE, 2013 Bompiani.

PILLOLA nr.53

GOD BLESS AMERICA

Non chiedetemi perchè. Non chiedetemi percome, perchèmai, cosa mi è venuto in mente. Diciamo che mi è capitato di andare a vedere The equalizer al multisala. Inizierei da una cosa buona che ho visto, un panino integrale, senza glutine con crema di avocado e germogli di soia, subito nei primi minuti, o meglio, dopo una ventina di minuti di trailers e due o tre minuti di film. Cosa è successo dopo, mi è difficile anche dirlo per giustificare le nove euro del biglietto, salvo forse qualche buona canzone della colonna sonora che un amico ha scambiato per una vecchia canzone del gruppo più sottovalutato d’Italia, Le orme. Ho visto Charles Bronson impallidire dopo solo dieci minuti e una cinquina di ammazzatine, così, veloci veloci, che il suo giustiziere aveva fatto in tre film. Era solo l’inizio, sappiate che nemmeno Bruce Lee veniva attaccato con tanta devozione e senso dell’onore, quando in cinque contro uno rispettavano  rigorosamente il loro turno, uno alla volta, fino allo ti spiezzo in due del pugile suonato che da solo, vince un impero in piena guerra fredda. Ma the equalizer non poteva fermarsi qui, faceva una capatina a Mosca per un’altra serie di ammazzatine, giusto per ristabilire un equilibrio morale che possa esser degno di questo nome, il vendicatore. Così quando rivede la ragazza, niente, tutto come niente fosse. Ma cosa fa uno in convalescenza, non legge i giornali, non guarda la televisione? Perché deve fare anche questa figura di giovane donna ingenua inconscia della vendetta tremenda che ha scatenato?
Ho nove euro in meno nel portafoglio. Nove euro in meno da spendere per il mobiletto da mettere in bagno che ho visto al Brico, ma so già che non ci sarà nulla da fare, starò attento al commesso, lo guarderò attentamente, guarderò se al polso avesse casomai un cronografo sportivo. E allora avrò una paura tremenda! La forza del cinema. God bless America.