PILLOLA nr.54

RENAULT 4

Mi ricordo di un bambino seduto sul sedile posteriore della macchina di suo papà, una Renault4. Guardava il paesaggio corrergli accanto . Guardava con tanto d’occhi e studiava la forma dei terreni dove la strada si prendeva il suo largo. Osservava la forma dei terreni, pronti a essere bagnati dall’autunno; contemplava le luci del pomeriggio, i cartelli segnaletici, le pattuglie della Stradale e, ovviamente, si godeva il viavai delle altre automobili nell’allegro groviglio del traffico. A un certo punto ebbe la sorpresa di vedere un diavolo di nome Zuppiddo comodamente seduto al fianco di Addaunera, altro diavolo, alla guida di una Prinz giallo oro che stava superando la R4. Zuppiddo gli fece un largo sorriso dal finestrino. I diavoli, si sa, corrono come diavoli, e difatti la Prinz diede gas, ma il bambino rispose al saluto con tanta dolcezza e allegria che anche Addaunera volle unirsi al ciao-ciao di Zuppiddo. Ma nella fatale distrazione di fare anche lui il suo saluto per perdersi in quel sorriso, oplà, Addaunera non si avvide del sopraggiungere di un camion OM e fece scontro. Nessuno se ne accorse, però. Non se ne accorse il papà, che continuò a guidare; e neppure l’autista del camion OM ebbe a capire cosa fosse successo. Solo il bimbo vide la scena, e subito abbassò il vetro del finestrino per far entrare i due diavoli, e metterseli sulle ginocchia, per poi farli medicare dalla zia pediatra. E i due diavoli medicati diventarono bambini, e diventarono buoni come pezzi di pane bagnati nel latte caldo.La R4 si fermò e il papà, voltandosi verso il suo bimbo, lo trovò grande e uguale a se stesso. E poi in un lampo trovò se stesso nel passato, un infante, e poi ancora nel futuro, addirittura morto. Chissà come, allora, sbucò da un angolo il camion OM; e stavolta dello scontro si avvidero tutti. Fino a ritrovarsi stampati sul giornale dell’indomani.”
Pezzo molto bello di Pierangelo Buttafuoco. Tanto bello quanto inverosimile. E dico inverosimile non tanto per Zuppiddu e Adduanera, i due diavoli che azzardano un sorpasso, pur coscienti di guidare una Prinz giallo oro, per poi accomodarsi, dopo lo scontro inevitabile, sulle ginocchia del bambino, coccolati nel sedile posteriore dell’errequattro. E più che un bambino, sembrerebbe un ingegnere civile in fasce, tanta è  l’attenzione per le strade, il traffico veicolare, gli slarghi e le campagne, pronte a ricevere le piogge  autunnali.Ma questo lo dobbiamo al barocco di Pietrangelo che deve ricamare dappertutto, nascondendoci così bene bene il piccolo tarlo, il piccolo dettaglio che innesca il crollo della verosomiglianza.
E questi è l’abbassare il finestrino dell’errequattro. I finestrini dell’errequattro non si potevano abbassare, ma solo traslaredi lato. Addirittura prima della quarta serie prodotta dal 1978 erano fissi. I finestrini dell’errequattro erano divisi in due, per metà, in verticale. Praticamente una bifora. Una parte poteva sovrapporsi all’altra, lasciando così aperto al massimo  una metà della superficie vetrata.Mi rendo conto che sto cavando il pelo dall’uovo, e non voglio togliere nessuna bellezza al pezzo di Pierangelo, tanto che ad una prima lettura non me n’ero accorto, ma tant’è, giusto per l’esattezza.
PIETRANGELO BUTTAFUOCO, IL DOLORE PAZZO DELL’AMORE, 2013 Bompiani.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...