PILLOLA nr.62

Mr. BLACK

JONATHAN SAFRAN FOER, MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO, Traduzione di Massimo Bocchiola, Titolo originale: Extremely Loud & Incredibly Close, 2005 Ugo Guanda Editore S.p.A., Parma.
Drammatico.
E vorrei fermarmi qui. Come nelle schede di Mr. Black. Un archivio enorme, dove a ciascun nome è associata una parola; di solito soldi o guerra. La maggior parte delle persone significative, dice lui, Mr. Black, sono associate a guerra o soldi, nove su dieci.
Io volevo fermarmi a drammatico. Quando si descrive  un ragazzino di nove anni sulle tracce del padre morto nell’attacco dell’undici settembre, viene anche facile, il difficile è farlo bene come Jonathan Safran Foer. Con tutto il rispetto e le giuste lacrime versate per La Strada di Corman Mc Carthy, ancora irrangiungibile.
Ma non c’è niente da fare, non riesco a stare zitto, non riesco a fargliela passare. Per la miseria, avrà un editore, l’avrà letto qualcuno prima di darlo alle stampe. Massimo Bocchiola si sarà accorto mentre lo stava traducendo, gli avrà pure detto qualcosa, diamine!
“Ho provato la chiave nella serratura ma non funzionava, perciò ho  suonato il campanello, che si trovava nel punto esatto del nostro. Ho sentito  del rumore da dentro, e forse anche della musica da far venire i brividi, ma  sono stato coraggioso e sono restato lì. Dopo un tempo incredibilmente lungo, la porta si è aperta.[…] Mr Black l’ha chiusa nella sua mano e ha detto: «Sono ventiquattro anni  che non esco da questa casa!» «Cosa vuoi dire?» «Purtroppo, ragazzo mio,  esattamente quello che ho detto! Sono ventiquattro anni che non esco da questa  casa! Che i miei piedi non toccano la terra!» «E perché?» «Senza motivo!» «E  come fai con le cose che ti servono?» «E quali cose possono ancora servire a uno  come me?» «Cibo. Libri. Cose varie.» «Io chiamo per ordinare da mangiare, e loro  me lo portano! Telefono in libreria per avere dei libri, al negozio di video per  i film! Penne, cancelleria, sapone e detersivi, medicine! I miei vestiti, li ordino tutti per telefono! […]  Gli ho dato un buffetto sulla spalla e all’improvviso lui ha alzato gli occhi.
«Salve.»
Ha sorriso come faccio io quando la mamma scopre che ho combinato una cosa che  non va.
«Ti leggevo le labbra!» «Cosa?» Ha fatto segno al suo apparecchio acustico, che  non avevo ancora notato, benché mi sforzassi di fare attenzione a tutto. «L’ho  spento da tanto tempo!» «Lo hai spento?» «Tanto, tanto tempo fa!» «Apposta?»  «Volevo risparmiare le pile!» «Perché?» Lui ha alzato le spalle. «Ma non ti va  di sentire le cose?» Ha alzato le spalle un’altra volta, in un modo che non ho  capito se stava dicendo sì o no. E poi mi è venuta in mente un’altra cosa. Una  cosa bella. Una cosa vera. «Vuoi che te l’accenda io?»[…] o forse da quando l’aveva spento era diventato completamente  sordo, cosa che era possibile. Ci siamo guardati. Poi, ma di colpo, vicino alla  finestra è volato uno stormo di uccelli, velocissimo e incredibilmente vicino.  Saranno stati venti. Forse di più. Però sembravano anche uno solo perché, chissà  come, tutti sapevano esattamente cosa fare. Mr Black si è messo le mani sulle  orecchie e ha fatto un mucchio di rumori assurdi. É scoppiato a piangere, e ho  capito che non era di gioia, ma neanche di dolore.
«Stai bene?» gli ho chiesto piano.
Il suono della mia voce lo ha fatto piangere ancora, e mi ha risposto di sì con  la testa.

Allora. Da dove incominciare. Va bene, mettiamo che accanto al meccanismo sonoro collegato al campanello abbia installato parallelamente, anche un dispositivo luminoso  che attragga l’attenzione visiva, o qualche invenzione del genere.  E va bene, facciamola andare, ma le ordinazioni per telefono…no dai, come ha fatto  a scrivere queste cose…Voglio dire, questa è un’incoerenza macroscopica, e non so voi, ma queste cose mi fanno aumentare vorticosamente il movimento rotatorio testicolare. Perchè l’inciampare in questi errori travolge tutto il bello della narrazione. E non voglio stroncare un autore, un bel libro solo per questo, perchè sono anche d’accordo con il sig. Muninn , quando dice “Chi aveva amato Ogni cosa è illuminata troverà la stessa spumeggiante e multiforme tecnica di scrittura, la straordinaria capacità di Safran Foer di spiegare il dolore dell’universo con le parole di un bambino, di condensare tutta la tristezza e il dolore possibili in due parole sole al centro della pagina bianca, di rappresentare l’angoscia di chi ha perso tutto e non può fare nient’altro che smettere di vivere e di parlare, perché la vita è più spaventosa della morte e non c’è più niente che valga la pena dire. ”
Muninn, che per inciso, è un’altro che mi fa aumentare lo spin testicolare da tanto che scrive bene le recensioni di libri, come Viaggio al termine della notte, che dopo, a me, mi vien voglia di non scrivere più niente. Ecco, meno male che è arrivato Jonatan Safran Foer,  con quel pasticcio brutto fatto con le orecchie di mr. Black, e mi dispiace anche perchè in fondo è un bel libro, drammatico.

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One thought on “PILLOLA nr.62

  1. Grazie davvero per i complimenti, che rimbalzo e rivolgo a te e al tuo blog, dove cercherò di venire ogni tanto. Ho già intravisto un paio di brandelli interessanti. Ti dirò. Anzi te lo scrivo, non mi ero proprio accorto di questo errore macroscopico, sei stato molto attento! Sono subito andato alla ricerca di qualche motivo per cui una cosa del genere possa essere successa e, volendo salvare fino all’ultimo la professionalità di Safran Foer e dei suoi editori, mi è venuto in mente che #### SPOILER #### alla fine si scopre che la caccia al tesoro era stata organizzata dalla madre, no? e che tutti sapevano e mentivano. Quindi anche Mr.Black poteva benissimo dire qualche bugia, o essere impreciso sulla sua condizione di sordo assoluto. ### SPOILER #### Forse invece è solo un bell’inciampo che nessuno ha notato.

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