PILLOLA nr.63

TRINCHETTO

Un giorno, dopo aver vagato senza meta per qualche tempo, sbarcai Kory-Kory e lasciai che la piroga andasse alla deriva in balia del vento.
Fu allora che Fayaway, rimasta con me, parve all’improvviso illuminata da una magnifica idea e, con un gridolino di gioia, sfilatasi di dosso l’ampia tunica di tappa che portava allacciata alla spalla (allo scopo di difendersi dai raggi del sole), e distesala a mo’ di vela, andò a mettersi eretta, in piedi, a braccia levate, sulla prua della piroga.
Noi marinai americani andiamo fieri delle dritte, perfette antenne delle nostre navi, ma, più leggiadro albero di trinchetto della personcina di Fayaway, non s’è mai visto levarsi dalla tolda di un naviglio.
In un attimo, la brezza spalancò la tunica di tappa–le lunghe trecce scure di Fayaway danzarono nell’aria–e la canoa scivolò rapida sul pelo dell’acqua, fuggendo verso la riva.
Seduto a poppa, ne guidai il corso servendomi della pagaia come d’un timone, finché la barca non ammarò sul dolce declivio della riva, e Kory-Kory, che era stato a osservare ammirato e stupito la nostra manovra, prese a battere le mani per la gioia e a strillare come un pazzo.
Da allora, più e più volte ci divertimmo a quel gioco.
Se per caso il lettore non avesse ancora rilevato come io fossi il devoto ammiratore della signorina Fayaway, dovrei concluderne che egli è ben poco esperto in faccende di cuore, e dal canto mio mi guarderò bene dal fornirgli ulteriori informazioni in proposito.

HERMAN MELVILLE, TAIPI, Mondadori

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