PILLOLA nr.68

GALAPAGOS

Mia madre, per fortuna, non sapeva la causa della mia ilarità, pensava che avessi i nervi deboli, che fossi mezzo matto. E forse era vero, d’altronde.
Pensavo anche a questo, quella sera, guardando le scie striare il mare. E le Galapagos mi ricordavano quella storia incredibile che racconta Jan Valtin – era un tedesco, un marinaio rosso, un quadro del Komintern. E il Komin- tern? Oh, senti, lo cercherai sull’enciclopedia. Lo troverai su Internet. S’imbarca su un vecchio transatlantico, ad Amburgo (o forse era Brema) nella primavera del 1919. Gli spartachisti sono stati schiacciati, Rosa Luxemburg è stata uccisa, il suo corpo è stato gettato nel Landwehrka- nal. La nave è piena di rivoluzionari, ribelli di ogni credo,uomini feroci che fuggono da plotoni di esecuzione e corpi franchi. Una volta in mare, prendono il potere. Gli ufficiali si barricano sul ponte e nella sala macchine, nel resto della nave regna una libertà selvaggia. Ci sono bordelli, bische, tatuatori, riunioni e omicidi politici. Si mette ai voti il futuro. Alcuni vogliono diventare pirati nell’Atlantico del sud, ma la proposta che raccoglie la maggioranza dei consensi è la creazione di una repubblica sovietica sulle isole Galapagos, e chiedere ai bolscevichi armi e donne. (…) In mezzo al canale di Panama la metà dei candidati alle Galapagos ebbe voglia di sbarcare. La luce, le Americhe, la natura… Erano tutti proletari tedeschi, non dimenticare, arrivavano da un mondo in fiamme e in rovina, un mondo cosparso di morti, che puzzava di cadavere, e quindi ti puoi immaginare… i pappagalli, le farfalle… tutta quella verginità… Non poterono resistere. Si buttarono in mare, con i loro fagotti, e nuotarono fino alle rive del canale. E lì cominciarono a camminare nella giungla, completamente sbandati e bagnati. S’imbatterono in una ferrovia, si spogliarono e misero le loro cose ad asciugare  sui binari. Passa una locomotiva, si ritrovano uno con i pantaloni corti, un altro con un pantalone senza una gamba, un terzo con una camicia tagliata in diagonale, insomma più o meno tutti nudi. E cosi vengono arrestati. Questa storia mi tornava in mente quella sera guardando le scie striare l’azzurro del mare, incorniciato dalle viti, quella bellezza crepuscolare che non poteva più placare la mente tormentata di Demetrios.
Olivier Rolin, Tigre di carta, Traduzione di Tommaso Gurrieri, Edizioni Clichy

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