PILLOLA nr.72

MEMORIE DI UN RIVOLUZIONARIO

Un fiume in piena, le memorie di un rivoluzionario di Victor Serge, con un’ansia di non dimenticare, di non dimenticare nessuno, nessun protagonista della storia della rivoluzione russa, dai primi del novecento alla seconda guerra mondiale. Solo la Treccani è riuscita a condensare in tre righe la sua biografia, incredibile, che copio sotto, e con piacevole sorpresa scopro che suo cognato risulti essere Daniil Charms, autore del manifesto che metto nei primi link del blog, ma con spiacevole rincrescimento non trovo più la fonte a testimonianza. Sarebbero mille i pezzetti degni d’esser citati, come l’episodio appena copiato sui tetti di San Pietroburgo, ma di seguito metto i momenti con la sorpresa del figlio sedicenne , il primo giorno in Belgio, dopo l’esilio, forse tra i momenti più paradossali della sua vita. Più sotto la sintesi della Treccani.

il mattino  dopo  il  nostro  arrivo,  esplorai quel quartiere provinciale.  Le case  dipinte  di  fresco  vi  conservavano l’aspetto delle vecchie città fiamminghe, con una architettura moderna preoccupata del gusto individuale; il selciato a blocchetti era lavato di  fresco.  Davanti  alle  botteghe  ci  fermavamo,  mio figlio e io, inesprimibilmente  commossi.   Le  vetrinette  erano   riboccanti   di prosciutti,  di  tavolette di cioccolata,  di panpepati,  di riso,  di frutta inverosimile,  arance,  mandarini,  banane!  Quelle ricchezze a portata di mano, alla portata di un disoccupato in un sobborgo operaio senza  socialismo  ne piano!  Era angoscioso.  Io sapevo tutto già in anticipo, ma la realtà mi prendeva alla gola come non ne avessi saputo nulla. C’era da piangere di umiliazione e di pena per la nostra Russia rivoluzionaria.  Ah!  se Tatjana vedesse  questo!  Se  Petka  potesse entrare  per  un  minuto  in  questa opulenta bottega,  di caramelle e cartoleria da due soldi, riservata agli scolari! Ah,  se…!Quelle giovani  donne,  quegli  scolari,  alla  cui  memoria  penosamente  ci strappavamo d’ora in ora non avrebbero creduto ai  loro  occhi;  quale non  sarebbe  stata  la  gioia  sui loro volti!  Essi esclamerebbero suggerrì amaramente  mio  figlio,  ecco  il  socialismo  realizzato! (…)  Il centro della città , con la sua opulenza commerciale, le sue insegne luminose,  la Borsa nel cuore  della  città, procurò a mio  figlio, entrato  nel  suo sedicesimo anno di scolaro sovietico,  degli stupori che le mie risposte incredibili aumentavano: Allora,  questa grande costruzione,  con  queste  botteghe  e  queste cascate  di  luci sul tetto appartiene a un uomo che può  farne ciò  che vuole?  Questo negozio,  dove ci sono abbastanza  scarpe  per  calzare tutta Orenburg, appartiene a un proprietario?.
ragazzo mio; il suo nome è scritto sull’insegna e questo signore ha  probabilmente  una  fabbrica,   una  casa   di   campagna,   delle automobili… Per lui solo?.
Insomma, …. La cosa sembrava folle all’adolescente sovietico, che riprese: Ma  per che vive quell’uomo?  Quale è lo scopo della sua vita?.  Il suo  scopo dicevo  io,  è generalmente  quello  di  arricchirsi  e arricchire i suoi figli…. Ma  se  è già ricco!  Perchè  vuole arricchirsi ancora?  Anzitutto è ingiusto, e poi vivere per arricchirsi, ma è idiota! E sono tutti così     i proprietari di questi negozi?. S, ragazzo mio, e se ti sentissero parlare ti crederebbero pazzo, un pazzo piuttosto pericoloso…. Non ho dimenticato quei colloqui perchè  insegnavano più cose a me  che a mio figlio.

Victor Serge, MEMORIE DI UN RIVOLUZIONARIO (1901-1941), edizioni e/o, Roma 1999.

Serge, Victor Lvovic

Serge ‹sèr?›, Victor Lvovic. – Pseudonimo del rivoluzionario e scrittore russo V. L. Kibal´cic (Bruxelles 1890 – Città di Messico 1947). Proveniente da
una famiglia di rivoluzionarî russi, anarchico fin dal 1906, dal 1912 al 1917 fu imprigionato in Francia. In Russia dal genn. 1919, aderì al bolscevismo
e, a partire dal 1926, partecipò all’opposizione di sinistra ispirata da Trockij. Arrestato per breve tempo nel 1928, venne confinato fra il 1933 e il
1936; espulso dall’URSS, visse in Belgio, in Francia e, dal 1940, in Messico

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