PILLOLA nr.97

DOCCIA FREDDA

“”…Ieri stavo uscendo dall’hotel, dovevo incontrarmi con Prabaker in strada. Sulle scale c’erano alcuni indiani che arrancavano con dei grandi recipienti d’acqua sulla testa. Mi sono dovuto appiattire contro il muro per lasciarli passare. Quando sono riuscito a scendere, ho visto un’enorme tinozza di legno con delle ruote cerchiate di ferro. Era una specie di cisterna. C’era un altro indiano che stava immergendo un secchio nella tinozza per riempire i recipienti d’acqua. «Sono rimasto a guardarli, hanno fatto un sacco di viaggi su e giù per le scale. Quando è arrivato Prabaker, gli ho chiesto cosa combinassero. Mi ha detto che era l’acqua per la mia doccia. L’acqua arriva da un serbatoio sul tetto, e quegli uomini lo stavano riempiendo». «Certo». «Sì, tu lo sai, e adesso lo so anch’io, ma fino a ieri non ci avevo mai pensato. Con questo caldo facevo tre docce al giorno. Non avevo mai pensato che per consentire le mie docce degli uomini dovessero fare sei rampe di scale per riempire un dannato serbatoio. Ci sono rimasto malissimo. Ho detto a Prabaker che non avrei mai più fatto una doccia in albergo. Mai più». «E lui?» «Lui ha detto: “No, non capisci”. L’ha chiamato un “lavoro popolare”. E solo grazie ai turisti come me – mi ha spiegato – che quegli uomini hanno un lavoro, e con quello che guadagnano riescono a mantenere le loro famiglie. Mi ha detto: “Devi fare tre, quattro, anche cinque docce al giorno!”» Karla annuì. «Poi mi ha detto di guardare quegli uomini che stavano ricominciando a girare per la città spingendo la loro tinozza. Penso di avere capito cosa intendesse dire. Erano tipi robusti. Forti, fieri e sani. Non chiedevano l’elemosina, e non rubavano. Lavoravano per guadagnarsi da vivere, e ne erano orgogliosi. Quando si sono lanciati nel traffico, con i muscoli tesi, qualche ragazza indiana li ha sbirciati di nascosto, e loro erano tutti fieri». «E fai ancora la doccia in albergo?» «Tre al giorno”, dissi ridendo…””

Gregory David Roberts, Shantaram, NERIPOZZA, 2005

Questo pezzo di Roberts, mi fa tornare alla mente Nino, cuoco-nuragico, conosciuto in un agriturismo in Sardegna, parecchi anni fa. Alla sua cucina pre-molecolare anteponeva una filosofia paradossale che mi precipito a sintetizzare, così come la ricordo:
In un sistema chiuso, regolato da un economia capitalistica di tipo occidentale, un ecosistema con la relativa sovraproduzione di beni e servizi, anche il ladro è necessario. In questo modo sono giustificati una categoria di lavoratori come le forze dell’ordine, avvocati, giudici, agenti penitenziari,etc. Crimini necessari per l’autosostentamento di queste categorie che altrimenti verrebbero drasticamente ridimensionate provocando un aumento drammatico della disoccupazione.
Analogamente, Mr.T, il padre di una mia vecchia amica, associava la condizione di noi, cittadini comuni, ai servi della gleba egizi. Questi dovevano servirsi della classe degli scriba, per poter produrre qualsiasi tipo di documento. Oggi noi, pur se alfabetizzati, per poter dialogare in modo paripatetico con lo stato, siamo costretti a rivolgercì ad una classe di lavoratori specializzata composta da commercialisti , avvocati, notai, etc. perchè, nel frattempo, queste classi hanno creato un nuovo linguaggio a cui praticamente, ci è negato l’accesso. A prova del ragionamento mi dimostrava che nell’ultimo 730, compilato con l’aiuto di un professionista, a parità di condizioni, aveva ottenuto un rimborso doppio, rispetto all’anno precedente, in cui si era incaponito a compilarlo da solo.

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