PILLOLA nr.104

CERVELLO

“”…Come noi umani, l’ascidiacea appartiene al gruppo dei cordati. Ha un po’ di cervello e una specie di midollo spinale. Il cervello impartisce ordini al corpo sottostante attraverso il midollo spinale e riceve a sua volta interessanti informazioni dal basso (…) Forte di queste informazioni, la giovane ascidiacea nuota nel vasto oceano. Cerca un luogo che le vada particolarmente a genio. Appena trova uno scoglio che pare offrire sicurezza, una temperatura gradevole e buone opportunità alimentari, diventa sedentaria. L’ascidiacea è infatti un animale stanziale, cioè una volta che si è insediata, rimane dov’è, succeda quel che succeda. La prima cosa che fa nella sua nuova patria è questa: si mangia il cervello. E perché no? Un’ascidiacea è in grado di vivere anche senza.
Daniel Wolpert, ingegnere, medico e scienziato di grande levatura e versatilità, considera il comportamento dell’ascidiacea estremamente istruttivo. Questa è la sua tesi: il cervello ha un unico scopo, il movimento. D’acchito, sembra un’affermazione talmente banale che viene quasi voglia di indignarsi. Forse però il problema è che definiamo banali cose che in realtà non lo sono.
Il movimento è la capacità più straordinaria che noi esseri viventi abbiamo mai sviluppato. Senza movimento non avremmo bisogno di muscoli, di nervi che li ricoprono e, presumibilmente, neppure di un cervello. Tutte le svolte nella storia dell’umanità sono state possibili solo grazie alla nostra capacità di muoverci. Movimento non è solo correre e lanciare una palla, bensì anche assumere espressioni facciali, articolare parole o realizzare progetti. Il nostro cervello coordina i sensi e crea esperienza al fine di generare movimento. Movimenti della bocca, delle mani, spostamenti di molti chilometri o di pochi millimetri. Talvolta è possibile influenzare il mondo anche impedendo un movimento. Se invece sei un albero e non puoi scegliere fra due opzioni, non hai neppure bisogno di un cervello.
Anche la comune ascidiacea, una volta accasata, non se ne fa più nulla. Per lei non è più tempo di muoversi e il cervello non le serve più. Per assorbire plancton, pensare senza muoversi è meno utile che possedere un orifizio boccale. Quest’ultimo, sia pur in minima parte, influenza l’equilibrio del mondo…””

GIULIA ENDERS, L’intestino felice, 2015 by Sonzogno di Marsilio Editori s.p.a.

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