PILLOLA nr.144

PANNELLA

Era già qualche giorno che non trovavo qualcosa da copiare dal sito di Paolo Nori. Strano vero? Questo è un pezzo estratto da un suo articolo apparso su Libero e postato sabato 28 maggio nel suo blog:

“”…Però devo dire che a me, questa cosa della riforma costituzionale è un argomento al quale non sono capace di appassionarmi, e che se devo pensare alla politica a me viene in mente una cosa che ha scritto una volta un signore che si chiama Marco Pannella del quale, anche di lui, si è parlato molto, questa settimana, e che nel 1973 ha scritto «Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni ragione di rafforzamento, anche solo contingente, dello Stato di qualsiasi tipo, contro ogni sacrificio, morte o assassinio, soprattutto se “rivoluzionario”. Credo alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuol essere onesti ed essere davvero capiti, più che ai saggi o alle invettive, ai testi più o meno sacri ed alle ideologie. Credo sopra ad ogni altra cosa al dialogo, e non solo a quello “spirituale”: alle carezze, agli amplessi, alla conoscenza come a fatti non necessariamente d’evasione o individualistici – e tanto più “privati” mi appaiono, tanto più pubblici e politici, quali sono, m’ingegno che siano riconosciuti». ..””

PILLOLA nr.143

CALCUTTA

Michele monina è orgoglioso di Calcutta, lo scrive sul Fatto Quotidiano
“Calcutta, sono fiero di te”. Così il cantautore laziale ha sfornato la …
Michele Monina scrive benissimo, mi piace seguire i suoi pezzi, anche su L’inchiesta.it
E alla faccia dei recensori i Radiohead hanno fatto un grande disco …

Michele Monina è stato buon profeta, perchè qualche giorno dopo il suo pezzo su Calcutta, anche Radio Deejay mandava Oroscopo in diretta, sulle reti nazionali. Sarà un tormentone? Può darsi, a me piace moltissimo, ma Frosinone, Frosinone lo adoro!
You tube Calcutta Frosinone

PILLOLA nr.142

CONTAGIO

Oramai lo sapete, in questi giorni, nei ritagli di tempo libero, lavoro, il resto lo passo a leggere i vecchi post In basso a destra. E’ una malattia. Lo so. Non c’è antidoto, non resta che attendere il decorso naturale e finirà. finirà, magicamente, insieme ai vecchi post del blog di Ginevra Lamberti.
Ho appena letto questo, che condenso:

“” brilliantovaya ruka _ il braccio di diamanti
marzo 29, 2010
Qua noi del piccolo Turkmenistan abbiamo due maestre. Quella alta alta magra magra con le ipocondrie strane, e quella metrocubica finta burbera che ci chiama i-miei-colombelli e fa un sacco ridere. Quella finta burbera ogni tanto capitava che, se qualcuno dormiva sul libro, gli gridava una cosa tipo: Semyon Semyonovich! E tutti a ridere.
Per la verità continua a farlo, solo che adesso rido pure io, che ho capito cosa vuol dire.
Il primo film della serie guardiamo-i-vecchi-film-al-giovedì-mattina, è stato Brillantovaia Ruka _ Il Braccio di Diamanti. (…) La trama è semplice. Un contrabbandiere [ Andrei Mironov (eccezionale, splendido, stu-pen-do)] deve cercare di far arrivare in Russia dalla Turchia una partita di diamanti nascondendola in un braccio fintamente ingessato. A causa dell’immancabile quiproquo, gesso e diamanti finiscono addosso a Semyon Semyonovich [Yuri Niculin] , un comune cittadino, un semplice impiegato russo, peraltro poco sveglio. Il tutto prosegue sino al termine sull’onda degli equivoci del caso.
Brillantovaia Ruka e’ uno di quei film le cui battute diventano gergo e quarantanni dopo ancora non mollano il colpo. (…) Tra questi tormentoni, ricorre quello del poliziotto che si rivolge continuamente a Semyon Semyionovich, l’impiegato invornito, esclamandone il nome. Di qui la gag della mia maestra. (…) “”

Sarà capitato anche a voi, di avere una lampadina in testa, che si accende inspiegabilmente. Bipbip. io questa cosa l’ho già sentita, accendo il mio scanner interiore, vedo il monoscopio fermo, tragicamente fermo. Provo un’altra scansione, sono sicuro, questa storia dei nomi l’ho già sentita, l’ho letta da qualche parte? Non mi ricordo. Mi viene in mente di usare gli straordinari mezzi tecnologici che ci mette a disposizione il Word press. Se questa faccenda dei nomi mi aveva già colpito, doveva esserci un segno, nelsito più bello che ci sia, il diNamoblogit, ovviamente. Digitando nell’apposita casella quattro lettere, nomi, è apparso questo:

PILLOLA nr.127
Published on 26 aprile 2016
NOMI
“”…e credo non sia un caso che, nella letteratura russa dell’otto e del novecento, i personaggi con nome e patronimico uguale, Maksim Maksimyč di un eroe dei nostri tempi di Lermontov, Akakij Akakevič del Cappotto di Gogol’, Anton Antonovič del Revisore di Gogol’, Il’ja Il’ič Oblomov dell’Oblomov di Gončarov e Poligraf Poligrafovič di Cuore di cane di Bulgakov sono tutti personaggi comici, sono tutti un po’ delle vittime, non sono gli eroi, per essere eroi, sia pure dei nostri tempi, c’è bisogno di un nome e patronimico come quelli di Pečorin: Grigorij Aleksandrovič; ecco: di un Grigorij Aleksandrovič ci si può innamorare senza vergogna (…) “”

Lo sapevo, e, devo dire, non è passato troppo tempo, da quando ho copiato nella mia pillola, uno stralcio dal post “I nomi” di Paolo Nori del 24 aprile.
Bene.
Mi sento già meglio.

PILLOLA nr.141

LISA NUR SULTAN

Leggendo il blog di Ginevra Lamberti, mi è tornata alla mente Lisa Nur Sultan. Era un altro colpo di fulmine, il suo racconto mi aveva colpito tantissimo, Sostantivo difettivo, e, non so perchè, non so percome, il suo modo di scrivere mi ricorda Ginevra, e il modo di scrivere di Ginevra, mi ricorda quello di Lisa. Questo mi fa immaginare un rapporto di sorellanza tra le due, che come critica letteraria può apparire inconsistente, e infatti lo è. Ovviamente non so darne una spiegazione, è solo losplendido frutto immaginifico della mia mente. Ecco. Credo di averne già parlato, di Lisa dico, ho ripescato con gli splendidi strumenti che il Word press ci mette a disposizione -cerca-. Era la pillola nr.78, in ogni caso, una segnalazione ancora, un consiglio di lettura, anzi, una lettura obbligata per tutti voi, che mi seguite così numerosi e gravidi di fiducia da farmi commuovere!:

“”…Si guardò in giro, in quel cesso di centro sociale, al momento nessuno di conosciuto e soprattutto nessuno di vagamente interessante. In quell’istante entrò un ragazzo alto alto magro magro e pieno di rasta, proprio come piacevano a lei. Veniva nella sua direzione, c’era un posto libero proprio accanto. Siediti qui qui qui, pensò senza darlo a vedere. Infatti il ragazzo non lo vide e le si sedette davanti. Esattamente davanti. Perpendicolarmente davanti. Rispetto allo schermo. Lei non era un tipo da storie lunghe, passioni amore-odio, più che altro. E quel rasta le stava già sui maroni. Spensero le luci, buio in sala (sala….), tutto nero tranne lo schermo, dove lei immaginava stessero passando memorabili fotogrammi di Cambogia. Il rasta infatti scuoteva le onde come un salice progressista, erano dure immagini quelle che lui (e solo lui) stava vedendo. Lei si sballonzò a destra e a sinistra, provò a mugolare qualcosa di offensivo verso i capelli davanti, ma niente. Too much Jamaica for tonight, pensò. Non c’erano più altri posti liberi, i davanzali erano già occupati da quindicenni fumati e il pavimento era già occupato dallo schifo. Tanto valeva andarsene, peccato però, era davvero un documentario imperdibile. Sarebbe stata una donna migliore, se ne fosse arrivata alla fine, ma di fronte all’impossibilità dimostrare elasticità mentale è una saggia virtù. Si auto-assolse e filò via come il vento…””

uno stralcio da Sostantivo difettivo, apparso su Tina, la rivistina di Matteo b bianchi, al seguente indirizzo:
http://www.matteobb.com/oldsite/2005-01-nur.html

PILLOLA nr.140

FINCIPIT

Dal post di domenica nel blog di Paolo Nori, questo pezzo:
http://www.paolonori.it/

“”…l’ideale sarebbe trarre dei libretti dai Fincipit, l’idea di Alessandro Bonino e Stefano Andreoli che consiste nel prendere un inizio di un romanzo (o poesia, o canzone) e farlo finire subito. «Ei fu, siccome immobile, pagava l’ICI»; «Chiamatemi Ismaele. “Ismaeleeee!”»; «Una rotonda sul mare, è mia sorella che nuota»; «Respiri piano per non far rumore o sei proprio morta?»; «Chiamatemi Ismaele, che a me vede il numero e non mi risponde»; «Ho visto le menti migliori della mia generazione e ho pensato “Ah, andiam bene”; «Tutti ormai lo chiamavano don Ciccio. Anche se il suo vero nome era Ismaele»…””

PILLOLA nr.139

ROSETTA

Ieri sera Rosetta mi ferma per strada, e mi chiede una sigaretta. Succede tutte le volte da una ventina d’anni. ” Lo sai che non fumo, dico io. ” Sisi, hai un euro e venti centesimi? ” Vediamo. Intanto penso all’inflazione, al pacchetto piccolo, al mercato nero. ” Un euro e venti? ” Sisi, devo comprare lo shampoo. Ah lo shampoo, penso io, avevo due monete da un euro, e una da dieci centesimi. Le faccio vedere a Rosetta, lei prende una moneta da un euro e una da dieci centesimi. ” Va bene così. ” a grazie, dico io. ” Ciao, dice lei. ” Ciao, dico io.

PILLOLA nr.138

GINEVRA LAMBERTI

Quasi amore. Oramai posso dirlo, è quasi amore. Non riesco a staccarmi dal blog di Ginevra Lamberti, in basso a destra, e non riesco a descriverlo senza temere di associarle un aggettivo riduttivo. UN colpo di fulmine? Può darsi, perchè no? Ho letto un post, bellissimo su Sanremo, un altro, bellissimo sulla condizione di lavoro nei call center, e questo bellissimo, che copio sotto, per la gioia di tutti, e la vita nel mondo, che verrà.

buon segno
marzo 12, 2014
La tipa della raccolta firme contro la droga che sta appostata sulla strada che faccio per andare al lavoro ormai non chiede più niente, in compenso mi guarda in faccia e canta se io/se lei/adesso, dove sei.

https://inbassoadestra.net/2014/03/