PILLOLA nr.141

LISA NUR SULTAN

Leggendo il blog di Ginevra Lamberti, mi è tornata alla mente Lisa Nur Sultan. Era un altro colpo di fulmine, il suo racconto mi aveva colpito tantissimo, Sostantivo difettivo, e, non so perchè, non so percome, il suo modo di scrivere mi ricorda Ginevra, e il modo di scrivere di Ginevra, mi ricorda quello di Lisa. Questo mi fa immaginare un rapporto di sorellanza tra le due, che come critica letteraria può apparire inconsistente, e infatti lo è. Ovviamente non so darne una spiegazione, è solo losplendido frutto immaginifico della mia mente. Ecco. Credo di averne già parlato, di Lisa dico, ho ripescato con gli splendidi strumenti che il Word press ci mette a disposizione -cerca-. Era la pillola nr.78, in ogni caso, una segnalazione ancora, un consiglio di lettura, anzi, una lettura obbligata per tutti voi, che mi seguite così numerosi e gravidi di fiducia da farmi commuovere!:

“”…Si guardò in giro, in quel cesso di centro sociale, al momento nessuno di conosciuto e soprattutto nessuno di vagamente interessante. In quell’istante entrò un ragazzo alto alto magro magro e pieno di rasta, proprio come piacevano a lei. Veniva nella sua direzione, c’era un posto libero proprio accanto. Siediti qui qui qui, pensò senza darlo a vedere. Infatti il ragazzo non lo vide e le si sedette davanti. Esattamente davanti. Perpendicolarmente davanti. Rispetto allo schermo. Lei non era un tipo da storie lunghe, passioni amore-odio, più che altro. E quel rasta le stava già sui maroni. Spensero le luci, buio in sala (sala….), tutto nero tranne lo schermo, dove lei immaginava stessero passando memorabili fotogrammi di Cambogia. Il rasta infatti scuoteva le onde come un salice progressista, erano dure immagini quelle che lui (e solo lui) stava vedendo. Lei si sballonzò a destra e a sinistra, provò a mugolare qualcosa di offensivo verso i capelli davanti, ma niente. Too much Jamaica for tonight, pensò. Non c’erano più altri posti liberi, i davanzali erano già occupati da quindicenni fumati e il pavimento era già occupato dallo schifo. Tanto valeva andarsene, peccato però, era davvero un documentario imperdibile. Sarebbe stata una donna migliore, se ne fosse arrivata alla fine, ma di fronte all’impossibilità dimostrare elasticità mentale è una saggia virtù. Si auto-assolse e filò via come il vento…””

uno stralcio da Sostantivo difettivo, apparso su Tina, la rivistina di Matteo b bianchi, al seguente indirizzo:
http://www.matteobb.com/oldsite/2005-01-nur.html

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