PILLOLA nr.142

CONTAGIO

Oramai lo sapete, in questi giorni, nei ritagli di tempo libero, lavoro, il resto lo passo a leggere i vecchi post In basso a destra. E’ una malattia. Lo so. Non c’è antidoto, non resta che attendere il decorso naturale e finirà. finirà, magicamente, insieme ai vecchi post del blog di Ginevra Lamberti.
Ho appena letto questo, che condenso:

“” brilliantovaya ruka _ il braccio di diamanti
marzo 29, 2010
Qua noi del piccolo Turkmenistan abbiamo due maestre. Quella alta alta magra magra con le ipocondrie strane, e quella metrocubica finta burbera che ci chiama i-miei-colombelli e fa un sacco ridere. Quella finta burbera ogni tanto capitava che, se qualcuno dormiva sul libro, gli gridava una cosa tipo: Semyon Semyonovich! E tutti a ridere.
Per la verità continua a farlo, solo che adesso rido pure io, che ho capito cosa vuol dire.
Il primo film della serie guardiamo-i-vecchi-film-al-giovedì-mattina, è stato Brillantovaia Ruka _ Il Braccio di Diamanti. (…) La trama è semplice. Un contrabbandiere [ Andrei Mironov (eccezionale, splendido, stu-pen-do)] deve cercare di far arrivare in Russia dalla Turchia una partita di diamanti nascondendola in un braccio fintamente ingessato. A causa dell’immancabile quiproquo, gesso e diamanti finiscono addosso a Semyon Semyonovich [Yuri Niculin] , un comune cittadino, un semplice impiegato russo, peraltro poco sveglio. Il tutto prosegue sino al termine sull’onda degli equivoci del caso.
Brillantovaia Ruka e’ uno di quei film le cui battute diventano gergo e quarantanni dopo ancora non mollano il colpo. (…) Tra questi tormentoni, ricorre quello del poliziotto che si rivolge continuamente a Semyon Semyionovich, l’impiegato invornito, esclamandone il nome. Di qui la gag della mia maestra. (…) “”

Sarà capitato anche a voi, di avere una lampadina in testa, che si accende inspiegabilmente. Bipbip. io questa cosa l’ho già sentita, accendo il mio scanner interiore, vedo il monoscopio fermo, tragicamente fermo. Provo un’altra scansione, sono sicuro, questa storia dei nomi l’ho già sentita, l’ho letta da qualche parte? Non mi ricordo. Mi viene in mente di usare gli straordinari mezzi tecnologici che ci mette a disposizione il Word press. Se questa faccenda dei nomi mi aveva già colpito, doveva esserci un segno, nelsito più bello che ci sia, il diNamoblogit, ovviamente. Digitando nell’apposita casella quattro lettere, nomi, è apparso questo:

PILLOLA nr.127
Published on 26 aprile 2016
NOMI
“”…e credo non sia un caso che, nella letteratura russa dell’otto e del novecento, i personaggi con nome e patronimico uguale, Maksim Maksimyč di un eroe dei nostri tempi di Lermontov, Akakij Akakevič del Cappotto di Gogol’, Anton Antonovič del Revisore di Gogol’, Il’ja Il’ič Oblomov dell’Oblomov di Gončarov e Poligraf Poligrafovič di Cuore di cane di Bulgakov sono tutti personaggi comici, sono tutti un po’ delle vittime, non sono gli eroi, per essere eroi, sia pure dei nostri tempi, c’è bisogno di un nome e patronimico come quelli di Pečorin: Grigorij Aleksandrovič; ecco: di un Grigorij Aleksandrovič ci si può innamorare senza vergogna (…) “”

Lo sapevo, e, devo dire, non è passato troppo tempo, da quando ho copiato nella mia pillola, uno stralcio dal post “I nomi” di Paolo Nori del 24 aprile.
Bene.
Mi sento già meglio.

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