PILLOLA nr.151

FELICITA’

“”… I miei tentativi di allontanarmi dal mondo così piacevole dove ero nato, e che col tempo mi era diventato insopportabile senza smettere di essere l’unico mondo nel quale mi sembrasse possibile vivere, mi avevano fatto diventare non molti anni fa qualcosa di simile alla ragazza che ho vista sulle scale per Anestesia. Si era occupato di me il primo Servizio psichiatrico, quello solo ambulatoriale. Ero stato a un passo dal perdere la capacità di decidere qualcosa, a un passo dall’essere ridotto nella condizione meno che infantile di questa ragazza. Avevo male e il mio male era così forte che il sogno di rinunciare a tutto e di affidarmi completamente alle mani altrui era diventato il mio pensiero unico. Infatti avevo cominciato a rinunciare. Avevo rinunciato a lavorare. Avevo rinunciato a controllare quello che mangiavo e che bevevo. Avevo rinunciato ai miei amici. Avevo rinunciato a una ragazza alla quale, solo qualche mese prima, ero convinto di volere bene. Pensavo che rinunciando a tutto avrei trasformato la mia vita in un sogno. Non dover decidere nulla, essere accompagnato al bagno o alla passeggiata nei giardini- Mangiare sempre alle stesse ore. Appartenere alla comunità dei malati e degli incapaci ai quali non si chiede nulla. Limitare il mio futuro (desideri, aspettative, progetti) alla passeggiata del pomeriggio o alla medicina per dormire. Vedendo la ragazza grassa salire le scale davanti a me mi è sembrato di tornare indietro. In quel momento mentre aspettavo che salisse uno scalino alla volta, pensavo che forse quella ragazza era veramente felice avendo completamente perduto il controllo di se stessa. La tua felicità terrena, le dicevo mentalmente, non perchè sia una felicità meritevole ma per il prezzo al quale è stata pagata, sarà compensata dopo il mondo con la felicità dell’appartenenza assoluta a un altro: come una caduta che non può finire, un’immersione senza annegamento, un dio nel quale ci si perde. Io mi chiedo se la felicità che la Tilli cercava fosse di questa specie…””

Giulio Mozzi, La felicità terrena, 1996 Giulio Einaudi editore s. p. a , Torino.

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