PILLOLA nr.163

INTENSO

“”… “Intenso” è l’aggettivo numero uno che usa chi mi guarda e decifra la mia (inesistente) personalità a partire da questi occhi infossati, che sembra sempre mi abbiano preso a pugni in faccia un attimo prima di entrare in scena. (Parentesi: ci sono nata.)
Il primo è “intenso”. Il secondo è “inquieta”.
Qualcuno li butta lì come sostituti di “femmina”. Chi conosce il mio lavoro (aiuto) arriva a certe conclusioni perché io scrivo che “l’aborto è un diritto, non una scelta”, e almeno una volta ho fantasticato su una macchina per aborti dove lanciare i figli che non volevo. (Somigliava a una pressa industriale. Era grande, nera, metallica.) In più, considero parte di quello che “il mio pubblico” può sapere di me, chiunque sia il pubblico, il fatto che ho smesso di andare a correre in pineta con l’iPod perché vedevo sempre la mia schiena in movimento attraverso gli occhi dell’uomo che stava per tirarmi una bastonata alla nuca, e passavo il resto della corsa a saltare da un brano all’altro, in cerca della canzone migliore da avere in sottofondo mentre ti ammazzano in un bosco. (E la vincitrice è Keep on Loving You dei REO Speedwagon.) Oppure, il fatto che una volta ho mollato un tizio perché gli avevo promesso di prenderlo nel culo in cambio di una bambola con la faccia di Christina Aguilera, e si stava avvicinando l’ora di saldare il conto.
Come dite voi?
Intensa…””

Violetta Bellocchio, Il corpo non dimentica, Mondadori 2014

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