PILLOLA nr.170

FUTURO

“”… mi faceva sempre indovinelli di questo tipo. Vedeva in me un’intelligenza simile alla sua, portata per la logica e la matematica, e pensava fosse suo dovere metterla alla prova.
– Guarda quel torrente, lo vedi? – disse. – Facciamo finta che l’acqua sia il tempo che scorre. Se qui dove siamo noi è il presente, da quale parte pensi che sia il futuro?
Ci pensai. Questa sembrava facile. Diedi la risposta piú ovvia: – Il futuro è dove va l’acqua, giú per di là.
– Sbagliato, – decretò mio padre. (…) Per calmarmi cercai un’immagine nella mia testa. Pensai al torrente: alla pozza, alla cascatella, alle trote che muovevano la coda per restare immobili, alle foglie e ai rametti che correvano oltre. E poi alle trote che scattavano incontro alle loro prede. Cominciai a capire un fatto, e cioè che tutte le cose, per un pesce di fiume, vengono da monte: insetti, rami, foglie, qualsiasi cosa. Per questo guarda verso l’alto, in attesa di ciò che deve arrivare. Se il punto in cui ti immergi in un fiume è il presente, pensai, allora il passato è l’acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c’è piú niente per te, mentre il futuro è l’acqua che scende dall’alto, portando pericoli e sorprese. Il passato è a valle, il futuro a monte…””

Paolo Cognetti, Le otto montagne, Einaudi 2016

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PILLOLA nr.169

SINISTRI

“”…
Conta e i suoi familiari erano forse i ladri zingari più famigerati di Halma, e molte storie del villaggio narravano proprio i loro furti. Una delle più divertenti era quella della vacca che avevano rubato qualche anno prima: le avevano messo quattro stivali di gomma, in modo da mascherare le sue impronte nel fango – un piano notevolmente simile a quello di Hermes quando rubò la mandria di Apollo. Il vecchio Mosh Petru, proprietario della vacca, quella mattina era arrivato nella stalla tutto assonnato, si era seduto sullo sgabello, aveva sistemato il secchio e aveva allungato la mano in cerca delle mammelle, per lavarle. Ma aveva brancolato nel vuoto; non c’era nessuna vacca nella stalla, e lui non se ne era nemmeno accorto. Tutti ridevano come matti quando sentivano questa storia, anche se era l’ennesima volta. Naturalmente, come al solito, i Conta furono beccati, proprio come Hermes. Per errore avevano messo due stivali sinistri alle zampe anteriori. Al posto di confondersi con le altre, le impronte erano state fin troppo facili da seguire…””

William Blacker, Lungo la via incantata, Adelphi 2012

PILLOLA nr.167

MALEDETTI DA DIO

“”…
Ed è di nuovo Natale. Come ogni anno ho pensato di andare alla messa di mezzanotte al SLM e poi non l’ho fatto. Invece che andare in chiesa sono stato sveglio nel mio letto a leggere un romanzo di Sven Hassel (..) insomma, il perfetto manipolo di uomini perduti, un avamposto di pendagli di forca e psicopatici e relitti della società lanciati contro il nemico ma al tempo stesso consapevoli di essere loro stessi il peggior nemico, che il male è dalla loro parte, che non esiste un ideale più infausto di quella patria a cui infatti augurano in ogni pagina la capitolazione. Combattendo con le unghie e con i denti, alla lettera, difendono la propria pelle e quella dei commilitoni, diciamo, di quelli meno infami o più generosi. Leggetelo, Hassel, leggetelo a diciott’anni o a cinquanta, leggete il suo rozzo capolavoro Battaglione d’assalto: mi sono accorto di ricordarne interi brani quasi a memoria (…) Verso le tre e mezza ho smesso di leggere e ho spento la luce, e con la testa piena di bombe incendiarie e saluti nazisti, mi sono addormentato, solo, nella morente notte di Natale 2012, come il Bambin Gesù appena messo nella sua mangiatoia, lui nella paglia, io sotto il piumino comprato dai cinesi…””

Edoardo Albinati, La scuola cattolica, Rizzoli 2016