PILLOLA nr.171

FUMO

“”…
Al terzo giorno di tempesta non ce la facevo più: i grumi di neve gelata piantati nella schiena, le viscide pareti di nylon appiccicate al naso, l’orribile odore proveniente dal fondo del sacco a pelo. Frugai nella confusione ai miei piedi e recuperai un sacchettino verde che conteneva una scatoletta metallica nella quale erano racchiusi gli ingredienti di quello che speravo sarebbe stato una specie di sigaro della vittoria. L’intenzione infatti era quella di conservarlo per il ritorno dalla cima ma, al diavolo, non sembrava proprio che ci sarei andato tanto presto. Versai gran parte del contenuto sulla cartina per sigarette, la avvolsi a formare una canna sbilenca, e senza tanti indugi me la fumai fino in fondo.
La marijuana non fece che rendere la tenda ancora più piccola, soffocante e insopportabile, e in aggiunta mi fece venire un terribile appetito. Pensai che una farinata d’avena avrebbe sistemato lo stomaco, anche se implicava una lunga e grottesca preparazione: dovevo uscire nella tempesta per procurarmi una pentola di neve, montare il fornello e accenderlo, individuare la farina d’avena e lo zucchero, raschiare dalla scodella i resti del pasto del giorno prima. Non appena accesi il fuoco e cominciai a sciogliere la neve, sentii odore di bruciato. Attentamente controllai fornello e dintorni, ma non vidi nulla di strano. Perplesso pensai che fosse tutto frutto dell’immaginazione chimicamente stimolata, quando alle spalle avvertii uno scricchiolio.
Mi voltai appena in tempo per vedere il sacchetto di spazzatura, in cui avevo gettato il fiammifero usato per il fornello, accendersi in una piccola conflagrazione. Picchiando con le mani sul fuoco, lo spensi in pochi secondi, ma non prima che un’ampia porzione della parete interna della tenda si smaterializzasse sotto i miei occhi. Fortunatamente il lembo di chiusura sfuggì alle fiamme e la struttura si mantenne più o meno resistente alle intemperie, ma la temperatura all’interno si abbassò comunque di una quindicina di gradi.
Il palmo sinistro cominciò a pizzicarmi e guardandolo notai la vescica rosa della scottatura, ma la preoccupazione maggiore a quel punto fu che la tenda in realtà non era mia ma di mio padre…””

Jon Krakauer, Corbaccio, 2008

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