PILLOLA nr.197

SARCHIAPONE
“”…
F.T. Sembra che al dottor Goebbels piacesse molto Il prigioniero di Amsterdam.
A.H. L’ho sentito dire anch’io; è probabile che abbia avuto una copia del film dalla Svizzera; questo film era una fantasia e, come tutte le volte che mi occupo di un lavoro su un tema fantastico, non ho permesso alla verosimiglianza di mostrare il suo volto importuno. Nel Prigioniero di Amsterdam abbiamo la stessa situazione di Lady Vanishes, ma al maschile: si tratta di un vecchio diplomatico olandese che detiene un segreto…

F.T. Il signor Van Meer, l’uomo che è a conoscenza della famosa clausola segreta?

A.H. La famosa clausola segreta era il nostro Mac Guffin. Bisogna che parliamo del Mac Guffin!

F.T. Il Mac Guffin è il pretesto, non è così?

A.H. È una scappatoia, un trucco, un espediente; in America si direbbe un gimmick.

Allora, ecco tutta la storia di Mac Guffin. Lei sa che Kipling scriveva spesso dei racconti sulle Indie e sugli inglesi che lottavano contro gli indigeni lungo la frontiera dell’Afghanistan. In tutte le storie di spionaggio scritte in questa atmosfera, c’era sempre il furto della pianta della fortezza. Questo era il Mac Guffin. Mac Guffin è dunque il nome che si dà a questo tipo d’azione: rubare… delle carte, – rubare… dei documenti – rubare… un segreto. La cosa non è importante in se stessa e i logici hanno torto a cercare la verità nel Mac Guffin. Nel mio lavoro ho sempre pensato che le «carte», o i «documenti», o i «segreti» della costruzione della fortezza debbano essere estremamente importanti per i personaggi del film, ma di nessun interesse per me, il narratore.

Ora, da dove viene il termine Mac Guffin? Ricorda un nome scozzese e si può immaginare una conversazione tra due uomini su un treno. L’uno dice all’altro: «Che cos’è quel pacco che ha messo sul portabagagli?». L’altro: «Ah quello, è un Mac Guffin». Allora il primo: «Che cos’è un Mac Guffin?». L’altro: «È un marchingegno che serve per prendere i leoni sulle montagne Adirondak». Il primo: «Ma non ci sono leoni sulle Adirondak». Allora l’altro conclude: «Allora, non è un Mac Guffin». Questo aneddoto le fa capire che in realtà il Mac Guffin non è niente.

F.T. È buffo… molto interessante…””

Leggendo questo pezzo tratto dal libro di Francoise Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock,Pratiche editrice 1977, mi è venuta in mente la scena del Sarchiapone di Walter Chiari. Mi sembra incredibile che Hitchcock abbia immaginato la scena all’interno di uno scompartimento di un treno, proprio come nello sketc di Walter Chiari, andato in onda nel programma Rai, La via del successo, nel 1958. Copio la scena così come descritta da Wikipedia:
…””
La scena si svolgeva in uno scompartimento ferroviario affollato di passeggeri (tra i quali si ricorda Elvio Calderoni, seduto accanto a Walter Chiari). Uno di questi (interpretato da Carlo Campanini), in piedi, armeggiava con una gabbietta (o una scatola) coperta da un telo, sul portabagagli. Attirando l’attenzione su di sé (fingendo di esserne stato morso), il passeggero riferiva agli altri passeggeri di avere con sé un sarchiapone americano. Uno dei passeggeri (il personaggio di Chiari) fingendo di sapere di cosa si trattasse, allestiva una conversazione con il proprietario come se ne fosse competente e come se l’animale gli fosse consueto. A ogni intervento del Chiari, che tirando a casaccio sperava di indovinare finalmente, forse probabilisticamente, almeno una delle caratteristiche della sconosciuta entità, Campanini però negava o smentiva, ponendo in crescente difficoltà l’interlocutore.
Nel corso della conversazione, nella quale Chiari ormai si era troppo sbilanciato per poterla lasciar cadere o per ammettere la sua ignoranza, il sarchiapone veniva, dettaglio dopo dettaglio, descritto come un animale di caratteristiche che via via si rivelavano sempre più spaventose, sino al punto da terrorizzare tutti i passeggeri e indurli a lasciare prudentemente, l’uno dopo l’altro, lo scompartimento. Chiari e Campanini restavano dunque da soli. Chiari, sottosopra
per il nervosismo, chiedeva finalmente di vedere e Campanini rivelava che il Sarchiapone altro non era che un animale inventato, che egli usava per terrorizzare i passeggeri e poter viaggiare da solo nello scompartimento…””
Allora, questa scena è del 1958, ed è stata riproposta con Ornella Vanoni nel 73- fonte Wikipedia-. L’intervista di Truffaut ad Hitchcock è del 1977.

Che il grande Hitchcock, nel suo salottino di casa, si divertisse a guardare la tivù italiana il sabato sera?

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