Derrick

LA CARTA SU CUI PUNTARE
Titolo originale

Die Rolle seines Lebens

La carta su cui puntare. 1986.
Sguardo bovino, occhio glauco, i primi sospetti di una blefarite che lo avrebbe accompagnato fino agli ultimi episodi, Derrick si affaccia sul set di una ripresa cinematografica. Non proprio uno sguardo indagatore, che ci si attende da un ispettore della polizia criminale, ma evidentemente, Derrick ha altre carte su cui puntare. Lo stesso sembra domandarsi l’attore principale che, in una pausa di lavorazione, chiede una conferma:
“Ispettore”

“Si, si ispettore”
Come Glauco, il tritone figlio di poseidone, si nasconde negli abissi, si confonde nel torbido per uscire solamente a calmare le acque. Così Derrick si confonde dietro le quinte del set cinematografico pronto a riconoscere i segni per scoprire la verità.
Subito Gli viene offerta della birra. Derrick rifiuta. Come Gesù nel deserto rinuncia a Satana (diavolo trad. dall’arabo Al cool) e a tutte le sue tentazioni.
Dopo pochi minuti Derrick dichiara di non essere a suo agio. Naturale un set cinematografico è il luogo della finzione, lui ricerca la verità, la sua missione è disvelare i fatti come realmente accaduti.Coerente con la dottrina del realismo, del soggettivismo metafisico.

Io sono la via, la verità, la vita. Gv 14, 6
Derrick non ha particolare fluidità di movimento, non corre e non insegue mai nessuno. Piuttosto, nel corso delle indagini inciampa letteralmente nel colpevole. Non è lui che lo raggiunge, ma il colpevole che si avvicina a lui e si confessa.
In questo episodio L’attore protagonista non riesce a pronunciare la battuta “ l’amore non esiste” tradendo così il vero colpevole. Ancora una volta, Derrick si conferma erede dei massimi filosofi tedeschi, regalandoci un pratico esempio di assolutismo morale.
Umberto Eco scriveva che assistere ad una puntata di Derrick, è come fare le parole crociate facilitate. È vero. La rassicurazione, il conforto di essere assistiti lungo il cammino delle indagini fino alla soluzione finale, ha una dimensione religiosa, che conforta e rassicura lo spettatore.
Fermo, immobile, chiuso nel sempre terno impermeabile bianco, Derrick incarna il concetto stesso di verità, esercita il suo potere di attrazione, assicurando il colpevole al giudizio terreno o ultraterreno che sia.
Come Mingo, di Fabio e Mingo, anche Derrick ha il suo satellite naturale. Questi è Heinz, al quale Derrick si rivolge quando deve sottolineare un passaggio poco più che elementare, così che anche lo spettatore più distratto riesca a coglierlo. E infatti non è mai necessario.
Tutte queste analogie con il protagonista descritto nei vangeli, farebbero di Derrick il nuovo Messia, il salvatore, l’ultimo degli Esseni. Fatto salvo un elemento che irrompe nella scena e rende l’ispettore Derrick umano, troppo umano. Questo elemento è l’ultimo modello granturismo di una nota casa automobilistica bavarese.L’ispettore Derrick si fa consegnare le chiavi da Heinz, infila la marcia, e via verso una nuova strasse, una nuova via, un nuovo episodio ad imitatio christi.

18 marzo

Ho finalmente ritrovato il pezzo su Derrick di Umberto Eco pubblicato nella raccolta La bustina di Minerva. Non c’era nessun riferimento alle parole crociate facilitate. Niente. Ho letto un altra volta e niente. Ecco citare e sparare a caso, così, citare Umberto Eco a vanvera senza verificare la fonte, è proprio quello che ho fatto . Ho letto invece con sorpresa, sempre nello stesso articolo, tre riferimenti, allo sguardo, alla perspicacia di arry, alle macchine che  appaiono in scena. tre riferimenti scampati miracolosamente all’oblio di una vecchia lettura, e sedimentatisi nei gangli più remoti della mia memoria, e, ancor più inspiegabilmente riaffiorati durante la stesura del testo. Da non crederci. Molto più verosimile  invece, il fatto che abbia sbagliato la citazione della settimana enigmistica, che non trovo da nessuna parte,che sia farina del mio sacco? Tanto vale che mi autodenunci e dichiari fonte occulta questo articolo di Umberto Eco apparso nella rubrica dell’Espresso nel 1995, e, come già detto, ripubblicato nella raccolta La bustina di Minerva da   Bompiani nel 1999. Raccolta che invito a leggere e da cui, ad eterna testimonianza, Copio sotto qualche stralcio

Derrick, o la passione della mediocrità

Le storie televisive dell’ispettore Derrick sono molto seguite. A lume di buon senso critico, non ci sarebbero ragioni per cui Derrick dovrebbe piacere. Il protagonista ha lo sguardo acquoso, il sorriso triste di un vedovo sin dalla nascita, veste male con cravatte orribili……….Derrick Quasi sempre ha a che fare con gente più modesta e peggio vestita di lui, psichicamente instabile, intimidita da un rappresentante della legge, come accade a ogni buon tedesco. I suoi colpevoli appaiono così spudoratamente colpevoli che lo capisce di solito persino Harri ….

….. Non me n’ero accorto, ma pare che, a mano a mano che la serie va avanti, i personaggi usino sempre automobili ultimo modello, in modo che lo spettatore ritrovi sempre un’atmosfera di attualità quotidiana ………………. Derrick soffre alla fine perché il colpevole lo ama sin dall’inizio, lo sente dei suoi…….

Riassumendo i vari contributi del libro, Le passioni nel serial TV (Nuova Eri) Calabrese conclude che Derrick è un mediatore tra realtà e immaginario perché rende normali le sensazioni interne al narrato e invoca una normalità parallela nei suoi spettatori «è il trionfo della mediocrità, intesa appunto come «stare nel mezzo», e diventa valore invece che anonimato.»”

E fin qua tutto bene, sono d’accordo, se non addirittura accusabile di plagio, poi, l’articolo continua mettendo in evidenza un parallelo con Colombo, il tenente Colombo dell’omonima serie tivù. Il paragone è impietoso, Eco attribuisce una capacità di ragionamento, di finezza, di intelligenza psicologica ben superiore a quella di Derrick, ma allora perchè ho smesso di vedere le repliche di Colombo e sono rimasto incollato  a quelle di Derrick? Che mi stia riconoscendo sempre più nella mediocrità di Derrick? Per fortuna mi è venuto in soccorso il prof. Franco Maria Boschetto che ha commentato:”…A me colpiva soprattutto la finezza psicologica delle puntate. Prima o poi proverò a scriverci su qualcosa anch’io.” e invito fin da subito il caro Franco, che ringrazio per le belle parole spese a mio conforto, a mantenere la promessa e , a tutti voi, incauti lettori, a visitare il suo ultramega sito dal contenuto enciclopedico al seguente indirizzo: www.fmboschetto.it/

7 aprile

“…L’assolutismo morale è in questo caso un limite che risale a Kant (l’imperativo categorico) ma che nella giallistica pare ancora avere un valore; oggi parliamo di etica come problema in situazioni non facili da codificare (la cosiddetta morale) ma certi comportamenti devianti sono in misura strettissima antietica e vale come categoria psicologica solo la comprensione di una nostra connaturata mediocrità…insomma la vita è tutt’altro che semplice anche se non tutti (per fortuna) siamo colpevoli.”

Ringrazio Nicola per il commento inviatomi.

Siamo tutti colpevoli? Lascio la speculazione filosofica agli addetti ai lavori, a Derrik delego la ricerca della verità. La verità che ritrovo curiosamente nelle prime pagine del  bel libro sui paradossi di Piergiorgio Odifreddi, ed Einaudi, che scrive:
“…Il primo studio riguarda la più insidiosa delle nozioni logiche: la verità, la quale si illude di essere assoluta, pur essendo soltanto (un anagramma di) relativa. Di verità, comunque, sicuramente ce ne sono: perché se non ce ne fosse nessuna, questa sarebbe già una. Varrà dunque la pena di rendere testimonianza alla Verità, affrontando a viso aperto la Menzogna.”

 

2 thoughts on “Derrick

  1. Caro Massimiliano, davvero interessante la tua esegesi di queste puntate dell’Ispettore Derrick, uno dei telefilm che anch’io ho seguito con più costanza (questo per rispondere a chi mi accusa di guardare solo Babylon 5, Stargate SG-1 e Star Trek Enterprise ^_^ ) Bella poi l’identificazione di Horst Tappert con un Nuovo Messia: l’attore tedesco morto il 12 dicembre 2008 era di religione luterana, e lo ricordo durante un suo incontro con Giovanni Paolo II. A me colpiva soprattutto la finezza psicologica delle puntate. Prima o poi proverò a scriverci su qualcosa anch’io. Per ora complimenti vivissimi per questo amarcord

  2. apprezzo l’esegesi e prima di accingermi a dire due cose sulla mediocrità come valore e sulla parziale identificazione di Derrick con il colpevole, identificazione che è una forma particolare di amore (in senso lato ovviamente) ammetto la mia totale ignoranza per il genere giallo, ignoranza non estrema ma che non mi permetterebbe soprattutto in riferimento a queste serie televisive di parlare con competenza; ragione per cui mi limiterò solo ad alcuni cenni che rientrano nell’ambito delle mie conoscenze. La giallistica è oggi tra i vari generi letterari più seguiti, e a mio parere per un fatto assai semplice; parla di noi, del nostro tempo e cosa meglio di un caso giallistico può mettere in mostra le nostre piccolezze? la mediocrità che si traveste di colpevolezza, la mediocrità che passa attraverso casi estremi di omicidio ma spesso li tratta “in punta di forchetta” come direbbe Poirot; li distanzia per renderli leggibili e al tempo stesso ne depotenzia alcuni caratteri perturbanti. Ovviamente ci sono gialli e gialli ma un fatto è certo; parlano di noi, della nostra mediocrità e al tempo stesso del nostro desiderio di apparire oltre la mediocrità; come dire, la normalità piccolo-borghese è davvero tale?; a volte dietro una vita non semplice ma banale si nasconde un assassino. Ed è qui il punto la mediocrità per noi non è “in medias res stat virtus” dei latini ma una banalità cui fatichiamo a dare un senso; un guardare dentro di noi piuttosto che oltre (l’etimologia desiderare implica un guardare verso le stelle; l’opposto tentativo di un’elevazione mitica; inscriverci in una “vita al quadrato” o sensata). Da non lettore di gialli posso dire che la giallistica diventa alta letteratura (termine comunque ambiguo che andrebbe spiegato ma che ora per ragioni di spazio non faccio) non solo in E.A.Poe, autore di gialli e teorizzatore del genere della “short story” ma anche in “delitto e castigo” di Dostoesky; siamo però in quest’ultimo caso su un piano diverso, più esistenziale (e sociologico direi; attraverso il protagonista emerge una problematica di ben più ampio respiro), Ultima osservazione; si parla di affettività tra l’ispettore Derrick e il colpevole (ripeto conosco assai poco non solo il genere giallo propriamente detto ma anche la serie) e vorrei fare un riferimento; noi tutti conosciamo il magistrato Giovanni Falcone ucciso dalla mafia agli inizi degli anni Novanta per le sue indagini sulle collusioni tra mafia e potere politico (la strage di Capaci). Pochi però conoscono il suo particolare metodo investigativo; da siciliano di cultura antimafiosa e legato alle istituzioni conosceva il codice morale dei mafiosi, il loro senso d’onore che è poi radicato in ogni siciliano (e che nulla ha a che fare con la mafia). Ebbene, lui trattava i mafiosi o i pentiti sul loro stesso livello; da uomini d’onore e la collaborazione finiva per avvenire su un piano paritetico; può c’entrare? scusate per il mio contributo che esula dalla giallistica vera e propria che conosco poco come genere letterario se non per alcune categorizzazioni letterarie assai generali. L’assolutismo morale è in questo caso un limite che risale a Kant (l’imperativo categorico) ma che nella giallistica pare ancora avere un valore; oggi parliamo di etica come problema in situazioni non facili da codificare (la cosiddetta morale) ma certi comportamenti devianti sono in misura strettissima antietica e vale come categoria psicologica solo la comprensione di una nostra connaturata mediocrità…insomma la vita è tutt’altro che semplice anche se non tutti (per fortuna) siamo colpevoli.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...