TRIPpa per gatti

PIZZERIA MARISA SOMMA LOMBARDO VA
BAR SPORT

Ho sempre pensato che tra le esperienze impossibili, vi fosse quella di entrare nelle pagine di un libro. Ne ero anche convinto, la logica era dalla mia parte, ma non ero ancora entrato da Marisa. Le pagine sono quelle di Stefano benni, e non stò parlando di una banale riduzione cinematografica, stò parlando della Luisona. Chi ha amato le pagine di bar sport, non può fare a meno di fermarsi qua. La luisona lo aspetta, intatta nella sua teca trasparente, custodita come una reliquia al museo egizio. Poi, tra i personaggi che animano le pagine di Bar sport e che prendono vita da Marisa, potrete distinguere il tuttologo, che nelle pagine del libro è il tennico, e molti altri, più o meno distinguibili, più o meno reali, che costituiscono il valore aggiunto del locale, l’arredo umano. Ma non ho ancora spiegato il vero motivo per cui vale la pena fermarsi da Marisa, ed è presto detto, la pizza. La pizza, e vi consiglio una scelta semplice, la più semplice possibile, perchè il segreto è la pasta, tipo Napoli, croccante fuori, morbida dentro. Squisita. Vale la pena solo per questo. Anche perchè forse la birra alla spina non è proprio il massimo, se c’è molta gente il servizio è lento, ma si, le sedie sono un po’ troppo pesanti, insomma, paragonata alla pizza non va bene niente. La pizza da Marisa è troppo buona, e non si può resisterle, bisogna assaggiarla subito, senza la paura di scottarsi con le prime fette, poi come le pagine di un buon libro non vedi l’ora di finirlo, così fetta dopo fetta, e quando è finito sei dispiaciuto, proprio perchè è finito, come è finita la pizza quando ti sembrava di averla appena iniziata.
Ecco.

FABRIKA PIZZA GALLARATE BUSTO A. VA
INDUSTRIALE

Che abbia una naturale idiosincrasia per i ristoranti a catena in franchaising e simili, è evidente. Piu’ che un pregiudizioè una scelta che mi fa preferire la conduzione famigliare, il locale dimesso ma onesto, con personalità. Lo shampoo è nella corsia in fondo, in alto a destra? Benissimo, siamo alla Lidl, e in qualsiasi Lidl lo shampoo è nella corsia in fondo, in alto a destra. Ma qui voglio parlare di ristoranti, non di supermercati, perché sedersi in un Fabrika pizza a Gallarate come a Busto Arsizio è la stessa cosa. Io in questi posti mi sento sempre un numero, un target, un punto fragola. Ma voglio andare oltre, voglio concentrarmi sulla pizza. La standard è ultrabassa, è la loro forza, ma il mio archetipo è la pizza tipo Napoli, un po’ alta con il cornicione ben marcato. Una pizza che dia soddisfazione insomma. Per fortuna la trovo nel menù, così la scelgo, buona, devo dire molto buona, solo che costa il doppio della standard, e se devo stare seduto in una Fabrika pizza con la tovaglietta di carta davanti e un sorriso preconfezionato dietro, magari vado due volte da un’altra parte. Poi ci sono quelli entusiasti, anche vicino a me, che la adorano, è leggera, la digerisco meglio, così ci sta anche il dolce con la panna, se no il conto con le calorie non torna. Io ho preso un sorbetto alla mela verde, buono si, ma non c’è niente da fare .
Caffè?
…Ma anche no, grazie.

FREE LANCE MERGOZZO VB
BRASS

Trovare panini buoni è sempre piu’ difficile. Trovare un panino buono e mangiarlo fronte lago, seduto comodamente sotto un tendone al riparo dal sole, è ancora piu’ difficile. Se oltre a trovare il panino buono avete accanto una buona birra, allora avete trovato il free lance. Siete seduti su una vecchia sedia in ferro, un occhio al menu’, un occhio al lago, e siete ancora indecisi tra il Brass e l’Erebus. Si può scegliere anche dell’altro, d’accordo, le insalate sono buone, ingredienti freschi e abbondanti, si può scegliereanche un primo, qualche tedesco ordina il cappuccino a fine pasto. Non distraiamoci, rimaniamo concentrati sull’obbiettivo, eravamo indecisi tra Brass ed Erebus, ma lo sapevamo già, sapevamo già che la scelta sarebbe caduta sul Brass: pancetta, brie e peperoni. Il giorno dopo, a casa, ho ordinato una pizza pancetta, brie e peperoni. Non è la stessa cosa.
Il Brass…

SISTER PUB SAMARATE VA
UMAREL

Se in tempi di crisi, tra mille concorrenti, un posto come tanti su una provinciale come tante è quasi sempre pieno, un motivo ci sarà. Forse la cortesia, un po’ di gentilezza non guasta mai, Poi c’è la Guinness, senza essere un Guinness pub, o forse le patatine, le patatine fritte, molto buone. Ma soprattutto c’è un ometto col grembiule annodato ai fianchi, un ometto che anziché guardare i cantieri con le mani dietro la schiena, cerca il tavolo che ha ordinato i panini. Gentile, umile, simpatico a prima vista, e con le mani d’oro. Panini buonissimi, tra le ultime proposte quello con la carne salada, molto buono. Buoni anche gli altri, materie prime fresche e buone, a partire dal pane, e non è una banalità, ma un errore in cui inciampano in molti. Dalle sister no, il pane è buono, e il segreto potrebbe essere lui,il father dico, non il pane. potrebbe essere così anche per voi, e lo consiglio a tutti prima che si metta a guardare i lavori di un cantiere, con le mani dietro la schiena.

SAMARCANDA CASE NUOVE MALPENSA VA
METTI UNA SERA A CENA

Metti una ser a cena, d’estate,che poi non era una vera cena, eravoglia di andare a bere una birra al Samarcanda, che era un po’ che non ci andavamo. Erano passate le dieci, e le zanzare avevano lasciato l’esclusiva del ronzio agli aeromobili in decollo, un centinaio di metri sopra le nostre teste. Ci siamo accomodati fuori, tra i pochi tavoli occupati da una clientela internazionale che sciama dagli hotel vicini, e abbiamo ordinato le birre. Accanto a noi avevano ordinato le pizze. Piu’ forte dello zampirone, degli idrocarburi aromatici, delle scie chimiche, il profumo della pizza. Prima ancora che il cameriere tornasse dentro ne avevamo ordinate due da condividere. Buonissime. È’ una pizza tipo Napoli, un po’ spessa con il cornicione marcato. L’interno del locale è molto accogliente, uno stile moderno ma caldo, e c’è sempre la proposta del giorno. La cucina è di un buon livello ma un po’ cara, pizza e birra rimangono la scelta migliore qualità/prezzo.

LA QUERCIA CASE NUOVE MALPENSA VA
LE CIAMBELLE

Non tutte le ciambelle escono col buco. Vi sembra di averla già sentita, vero, è proprio così. La quercia era un ristorante storico anni 80, un salone grande e una cucina molto valida che si distingueva tra i locali della provincia. Oggi è lo spin off del Samarcanda, un arredo simile, ma senza la grazia e il calore della casa madre. Il salone è sempre lo stesso, grande, il soffitto alto, le portate si rincorrono, le voci rimbombano, insomma c’è qualcosa che non va. Chi è abituato al Samarcanda ci torna volentieri, Alla Quercia no. Non tutte le ciambelle escono col buco.

BRICIOLA NOSATE MI
POLLICINO

Non è la prima volta che torniamo alla Briciola, ritroviamo sempre la strada, come Pollicino. D’estate sui tavolini di plastica, nella piazzetta lontani dal traffico, poco e trascurabile, ma anche d’inverno all’interno, caldo, soprattutto vicino alla stufa. Diciamo subito che la Briciola mi è sempre apparsa un po’ dimessa, un po’ come un fratello minore che si mette i vestiti smessi dal piu’ grande. Un gioco di apparenze ingannevole che potrebbe depistarvi. . Per chi non bada alle apparenze e volesse approfondire consiglierei di rimanere nel seminato, scegliendo le proposte dello chef, i piatti della tradizione lombarda in inverno, molto buoni, ogni fine settimana c’è una proposta differente, d’estate un fritto di pesciolini, di calamari e una bella insalata. Sulla carta si trova anche qualche azzardo, ma è meglio non lasciare la vecchia strada, meglio seguire le briciole lasciate in precedenza, e si è sicuri di non sbagliare, di arrivare alla fine contenti, come in una vecchia favola.

PRINCE OF WELSH FERNO VA
ALFIO

Amanti del rustico,golosi del caprese, nostalgici del bellico?
Lasciate perdere, non è tempo per voi, questa è tutta un’altra storia, e in una birreria dove il caffè è piu’ buono della birra, la storia è già finita. La storia finita è quella del Rifugio, incisa sui tavoli con mezzi di fortuna, chiavi, accendini, temperini. Era un’altra cosa, un altro posto, in centro, sepolto dagli anni, da una cortina di fumo, le cui metastasi invadevanopolmoni, narici e maglioni, e che adesso annebbiano i ricordi. Rimane Alfio, inossidabile, ai comandi, sempre uguale a se stesso, e Dio solo sa come. I panini così così, il pane è un po’duro, la birra buona si ma non troppo, il caffè buonissimo.
Sarà che chi era abituato al bellico, dopo mezzanotte al rifugio, non si abituerà mai al principe di Galles, ma forse non è tutta colpa del nuovo osto, adesso si passa anche solo per un caffè, allora capite che è tutta un’altra storia.

TAGLIO MILANO
DA AFFILARE

La prima impressione è d’essere entrati in una macchina da guerra. Un esercito di cuochi sfila tra i vapori, affila i coltelli, spadella e impiatta nella cucina a vista. Altrettanti camerieri attraversano la sala come vasche astile libero. Sono le quattordici di un sabato, a gennaio, cerchiamo un po’ di calore, e non è solo una questione di temperatura, ma ho quasi paura di sbagliare la scelta dal menu’. E’ solo la prima impressione, poi la tensione si scioglie, è un po’ tardi, e molti sono già al caffè. Meglio così. Ordiniamo delle verdure, molto buone, e un risotto. I canonici venti minuti raddoppiano, così abbiamo anche il tempo di sbirciare sulle pareti dove vediamo la caricatura di due corvi, e ci divertiamo a cercare di identificarli nel personale, a questo punto piu’ numeroso dei commensali, depositando le nostre fantasie su due personaggi che osservano i movimenti nella sala senza soluzione di continuità. Quando una famiglia spagnola, accomodatasi accanto al nostro tavolo, si azzarda a lasciare nel piatto del cibo avanzato. Ecco materializzarsi davanti ai nostri occhi un corvo, che esce dalla cornice e si trasfigura in un essere antropomorfo. Data la contiguità territoriale con i vicini di tavolo, non possiamo esimerci dall’ascoltare il commento intimidatorio che rivolge al capofamiglia “ Non le piace, dica la verità, non le è piaciuto Loro “ No,no” elegantemente, e lui, ma non altrettanto “dica la verità”, sempre in italiano, senza aggiungere , chessò, ad esempio, le porto un’altra cosa
Nel frattempo erano quasi le tre, e per un sabato a pranzo forse era un po’ tardi, ma volevo assaggiare il caffè, così ben descritto nel menu’ degustazione, ma appena arrivata la miscela giamaicana prescelta, un’aroma di Glassex invade le mie narici, ma anche metà sala. Le pulizie generali ci convincono a chiedere il conto, alla cassa. Diamoci un taglio

Annunci